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venerdì, 20 novembre 2009

L'INNO NON SI TOCCA. CENSURATO LO SPOT DI CALZEDONIA

Calzedonia Spot censurato per proteggere Inno di Mameli

E infine lo spot viene tagliato.

Accade alla famosa e tanto chiacchierata pubblicità della Calzedonia, che ha proposto l'Inno di Mameli in chiave rivisitata, adattandolo ad un pubblico prettamente femminile.

Ma questa rivisitazione del testo dell'Inno non è piaciuta all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha deciso la definitiva sospensione dello spot sia su Mediaset che su Rai. Ora lo spot è sottposto al vaglio dell'Autorità per le Comunicazioni.

Antonella Bellucci, presidente dell'Associazione Difesa dei Consumatori Sportivi, che ha portato avanti la denuncia contro lo spot Calzedonia, afferma che "Era assurdo che l'emblema musicale della nostra Nazione venisse utilizzato a scopi meramente commerciali per vendere calze! Crediamo di aver interpretato in questo modo il pensiero non soltanto di ogni cittadino, ma anche di tutti coloro che hanno imparato ad amare e cantare l'Inno di Mameli attraverso lo sport, in occasione degli incontri delle nostre nazionali ad Olimpiadi e Campionati del Mondo".

L'inno non va distorto, quindi, neanche minimamente, perché rappresenta un elemento di identificazione e riconoscimento per gli sportivi.

Continua il suo discorso, aggiungendo che "Alla nostra associazione erano arrivate nei giorni scorsi numerose proteste e segnalazioni da parte del mondo sportivo affinché venisse fatto qualcosa per porre fine a tale scandalo. Abbiamo immediatamente inviato una richiesta di sospensione e, visto l'esito dell'esposto, crediamo di aver svolto al meglio il nostro compito a difesa di tutti i consumatori".


 



[ tratto da Magazine.ciaopeople.com ]
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venerdì, 23 ottobre 2009

AYRILIK: SERIAL TURCO CENSURATE ALCUNE SCENE CHE ISTIGHEREBBERO ALL'ODIO

Israele protesta, censurato serial turco

Tagliata una scena in cui i soldati fucilavano palestinesi bendati. Il produttore: «Ma è solo una storia d'amore»


MILANO
- Soldati israeliani che sparano a sangue freddo contro palestinesi, compresi dei bambini anche piccolissimi. Queste sequenze di un controverso serial, in onda sulla tv pubblica turca Trt, hanno fatto infuriare Israele. Tanro che Ankara ha deciso di censurare diverse parti dello sceneggiato intitolato «Ayrilik» («Separazione: amore e guerra in Palestina»). «Ogni emittente ha le sue regole di supervisioni e noi non ci siamo opposti» ha detto il produttore di Selcuk Cobanoglu, in un'intervista al quotidiano turco Milliyet.

«INCITAMENTO ALL'ODIO» - Nella prima puntata, trasmessa il 13 ottobre, si erano visti dei militari israeliani uccidere diversi palestinesi, tra cui un neonato, una bambina e un vecchio. Immediata la reazione delle autorità di Gerusalemme, che hanno convocato l'ambasciatore turco per denunciare «un incitamento all'odio indegno persino di un Paese nemico». Accusa respinta da Cobanoglu, che ha assicurato che la fiction è soprattutto una storia d'amore, «come apparirà più chiaro nelle prossime puntate». La vicenda ha aumentato le tensioni tra Gerusalemme e Ankara, uno dei pochi Paesi musulmani con cui Israele ha rapporti economici e militari. Risultato: nella seconda puntata, andata in onda martedì, è stata censurata una scena in cui i soldati israeliani fucilavano una fila di palestinesi con gli occhi bendati.

CONTO NON SALDATO - Il sito internet del quotidiano turco Hurriyet dà la notizia che il serial sta provocando attriti anche fra Turchia e Iran. Non per motivi ideologici, ma semplicemente perché la produzione non ha saldato il conto dell'albergo in Iran dove sono stati alloggiati gli attori e la troupe televisiva che lo ha realizzato. Per questo motivo il ministero degli Esteri di Teheran ha inviato una nota verbale al governo di Ankara.


[ tratto da Corriere.it ]
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domenica, 20 settembre 2009

OKTOBERFEST: NIENTE IMMAGINI DI SENI NUDI E UBRIACHI PER TV E GIORNALI

Oktoberfest: censurate le foto di seni nudi e ubriachi


Per due settimane su questi prati bavaresi succede di tutto. Lo sanno bene anche le migliaia d'italiani che ogni anno raggiungono Monaco di Baviera per la festa popolare più grande del mondo: l'intramontabile Oktoberfest, al via da sabato.

Secondo gli organizzatori la 176esima edizione dovrà essere più pudica delle precedenti. Perlomeno sulla stampa.

STOP A FOTO DI UBRIACHI E SENI NUDI - Niente più ubriachi quindi che vagano senza meta col boccale in mano, tra bottiglie che rotolano, o turisti stesi ai bordi delle stradine in preda all'ebbrezza. Basta anche alle tante signorine (e signore) fin troppo disinvolte che, nei grandi (e affollatissimi) tendoni e dopo qualche birra di troppo, slacciano la camicetta a fiori e festeggiano a seno nudo. Se non altro in tv e giornali. Già, perchè ai giornalisti da quest'anno sarà ufficialmente vietato filmare o fotografare le suddette scene di ordinaria ubriacatura. «Immagini di persone in abiti inadatti o non completi sono vietate», è la frase incriminata aggiunta nel modulo obbligatorio d'accredito della stampa per accedere al tendone Hofbräu.

«
CENSURA» - La Bild protesta e parla di «censura» sulle celebri Wiesn della Baviera. «Quest'anno i fotografi e le troupe televisive vengono ostacolati in modo massiccio nell'esercizio del proprio lavoro», la critica della federazione tedesca che riunisce i giornalisti della Baviera, il Bayerischer Journalisten-Verband (BJV). L'ufficio turistico di Monaco, organizzatore dell'evento, e alcuni gestori delle tende, infatti, vogliono che nei media «non ci siano più foto o video di ubriachi o di visitatrici che alzano la maglietta». I giornalisti verranno pertanto accompagnati da un responsabile nel tour dell'Oktoberfest e potranno filmare o scattare solo determinati motivi e soggetti.  

QUADRO FALSATO - «
Non voglio nudi e non voglio tette. Queste sono le regole del gioco», ha detto Stefan Hempl, portavoce della Staatliches Hofbräuhaus - il birrificio di proprietà del governo tedesco che gestisce la gigantesca tenda Hofbräu-Festzelt - all'agenzia di stampa dpp. «A costo di mettere la mano sull'obbiettivo o togliere la fotocamera», ha aggiunto. Una regola che ora l'organizzazione cerca imporre anche ad altre tende. Insomma, si vuole far passare all'esterno un'immagine falsata: «Da che mondo è mondo ubriachi e turiste disinibite ci sono sempre state all'Oktoberfest, perchè ora coprirsi gli occhi?», si chiede la stampa tedesca.

PREZZO DEL BOCCALE - La tradizionale festa della birra tedesca, che per due settimane sarà versata a fiumi nei tendoni, durerà fino al 4 ottobre. Il prezzo per boccale da un litro quest'anno varia tra gli 8,10 euro e 8,60 euro. Oltre alle «
bionde» tradizionali ci saranno quelle meno ortodosse, come la bizzarra «Erotik Bier», che promette - a detta del del mastro birraio Jürgen Hopf - di far aumentare la libido, ma anche la fertilità e la potenza. Quest'anno nel grande Luna Park bavarese sono attesi oltre 6 milioni di visitatori, molti dei quali stranieri.

[ tratto da Cnrmedia.com ]

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martedì, 01 settembre 2009

LE IMMAGINI CENSURATE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE DAL 3 SETTEMBRE SU SKY

Dal 3 settembre su National Geographic Channel (Sky)

Immagini inedite della guerra

Filmati censurati o classificati top secret recuperati da archivi e collezioni private di tutto il mondo


Filmati amatoriali all'epoca censurati, oppure classificati top secret e non distribuiti nemmeno dopo il 1945. Sono questi filmati a formare il cuore delle sei puntate di Apocalypse: la seconda guerra mondiale, ciclo di sei trasmissioni su National Geographic Channel (canale 402 di Sky, dal 3 settembre alle 22,10) con le quale si intende ricordare la ricorrenza dei 70 anni dall'inizio della seconda guerra mondiale. È la guerra di chi l'ha vissuto in prima persona, non quella dei cinegiornali dell'epoca e della propaganda, di tutte le parte coinvolte nel conflitto.

RICERCA - Grazie gli sforzi dei ricercatori, queste immagini, recuperate nel corso degli anni in archivi e collezioni private di tutto il mondo, possono essere mostrate al pubblico, componendo così un ritratto senza precedenti, privo di retoriche nazionaliste e anzi caratterizzato da una prospettiva fortemente internazionale. Protagonista è la gente comune, a confronto sono le prospettive di vittime e vincitori. Composto interamente da pellicole originali in 35, 16 e 8 mm, restaurate e colorate con la massima cura storica, la serie include riprese rarissime come il massacro di Katyn, la ritirata a Dunkerque delle truppe britanniche e il sacrificio dei soldati sovietici a Stalingrado.

Antreprima

[tratto da Corriere.it]
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giovedì, 27 agosto 2009

RAI E MEDIASET CENSURANO IL TRAILER DI VIDEOCRACY, IL FILM SUL POTERE DI BERLUSCONI

Anche da Mediaset no allo spot del film che racconta l'ascesa delle tv di Berlusconi
La tv di Stato esigeva un contraddittorio per rispettare il pluralismo

La Rai rifiuta il trailer di Videocracy
"E' un film che critica il governo"




Nelle televisioni italiane è vietato parlare di tv, vietato dire che c'è una connessione tra il capo del governo e quello che si vede sul piccolo schermo.
La Rai ha rifiutato il trailer di Videocracy il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent'anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.

"Come sempre abbiamo mandato i trailer all'AnicaAgis che gestisce gli spazi che la Rai dedica alla promozione del cinema. La risposta è stata che la Rai non avrebbe mai trasmesso i nostri spot perché secondo loro, parrà surreale, si tratta di un messaggio politico, non di un film", dice Domenico Procacci della Fandango che distribuisce il film. Netto rifiuto anche da parte di Mediaset, in questo caso con una comunicazione verbale da Publitalia. "Ci hanno detto che secondo loro film e trailer sono un attacco al sistema tv commerciale, quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle reti Mediaset".



A lasciare perplessi i distributori di Fandango e il regista sono infatti proprio le motivazioni della Rai. Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.

"Una delle motivazioni che mi ha colpito di più è quella in cui si dice che lo spot veicola un "inequivocabile messaggio politico di critica al governo" perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi", prosegue Procacci "ma quei dati sono statistiche ufficiali, che sò "l'Italia è al 67mo posto nelle pari opportunità"".

A preoccupare la Rai sembra essere questo dato mostrato nel film: "L'80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte di informazione". Dice la lettera di censura dello spot: "Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata", non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che "attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso". "Mi pare chiaro che in Rai Videocracy è visto come un attacco a Berlusconi. In realtà è il racconto di come il nostro paese sia cambiato in questi ultimi trent'anni e del ruolo delle tv commerciali nel cambiamento. Quello che Nanni Moretti definisce "la creazione di un sistema di disvalori"".

Le riprese del film, se pure Villa Certosa si vede, è stato completato prima dei casi "Noemi o D'Addario" e non c'è un collegamento con l'attualità. Ma per assurdo, sottolinea Procacci, il collegamento lo trova la Rai. Nella lettera di rifiuto si scrive che dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all'ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell'attività di imprenditore televisivo".

"Siamo in uno di quei casi in cui si è più realisti del re - dice Procacci - Ci sono stati film assai più duri nei confronti di Berlusconi come "Viva Zapatero" o a "Il caimano", che però hanno avuto i loro spot sulle reti Rai. E il governo era dello stesso segno di oggi. Penso che se questo film è ritenuto così esplosivo vuol dire che davvero l'Italia è cambiata".

[tratto da Repubblica.it]

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venerdì, 24 luglio 2009

VIDEOCRACY, IL DOCUMENTARIO RIFIUTATO SULL'ITALIA BERLUSCONIANA, PROIETTATO AL LIDO DI VENEZIA

Documentario anti-Berlusconi:
no dalla Mostra, evento al Lido

Alla Settimana della critica una serata speciale per «Videocracy»

MILANO — Ci sono voluti trent’anni di fanciulle scosciate e giovanotti palestrati, di casa­linghe disperate e quiz miliona­ri, di reality irreali, di gossip e volgarità eretti a sistema. Un la­voro lungo e paziente, che alla fine però ha fatto centro: la tv in Italia ha preso il posto della democrazia. E’ la tesi di Video­cracy , il documentario che pro­mette di rendere davvero spe­ciale l’evento programmato per il 3 settembre al Lido dalle due sezioni autonome della Mostra del Cinema, la Settimana Inter­nazionale della Critica (SCI) e le Giornate degli Autori, che han­no scelto di concerto il film, ri­fiutato dalle sezioni ufficiali. Ot­tanta minuti di reportage spie­tato sull’Italia berlusconiana, le sue mutazioni antropologiche e culturali, firmati da Erik Gan­dini, regista quarantenne origi­nario di Bergamo ma traslocato a 18 anni in Svezia.


«In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine - sostie­ne il cineasta - . In Italia solo un uomo ha dominato le immagi­ni per tre decenni. Prima ma­gnate della tv, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizza­to da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale nel Paese. I suoi canali televisivi, noti per l’eccessiva esposizione di ragaz­ze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità».

I recenti fatti di cronaca a lu­ci rosse confermano. In ogni ca­so Videocracy (prodotto dalla svedese Atmo con la danese Zentropa e poi distribuito dalla Fandango) non passerà inden­ne sugli schermi del Festival ve­neziano. «E’ un film destinato a far discutere», assicura France­sco Di Pace, direttore della SCI, ben contento di essersi assicu­rato, in sintonia con il Festival di Toronto che lo proietterà do­po l’anteprima mondiale vene­ziana, la patata bollente che nessuno voleva. «Era stato pro­posto prima a Orizzonti, una delle sezioni ufficiali della Mo­stra, ma è stato scartato da Mar­co Müller e i suoi selezionatori - racconta Di Pace - . Così l’ab­biamo acchiappato noi. Comun­que la sia pensi è un film che andava mostrato. Perché de­nuncia il potere che la tv ha sul­la nostra società e sulla nostra cultura. Quel che produce nella gente, come ne condiziona i comportamenti». Un panora­ma inedito, per molti inspiegabi­le, che Gandini os­serva con lo sguar­do lontano ma partecipe dell’ ita­liano all’estero. «Non è un film su Berlusconi ma sul­l’Italia berlusco­niana », ribadisce lui, già autore di un documentario su Guantanamo.

In Videocracy il punto di osser­vazione è un al­tro: il back stage di un’Italia osses­sionata dall’esibi­zionismo sessua­le e senza più fre­ni morali. L’Italia dei Lele Mora, dei Briatore, Corona, Ventura. Che com­paiono in scena insieme con i re­duci dei Grandi Fratelli, le veline e i tronisti, la tribù Costa Sme­ralda, smaniosa solo di appari­re, pronta a tutto per riuscirci. La tesi sostenuta da Moretti ne I l Caimano : «Berlusconi ha già vinto, ci ha cambiato la testa trent’anni fa».

[tratto da Corriere.it]

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lunedì, 20 luglio 2009

CENSURATO LO SPOT FONZIES: VOLGARE IL DITO CHE DICE "LECCAMI"

Pubblicità censurata/ Stop allo spot "Leccami" dei Fonzies: per il Giurì è volgare

Stop del Giurì di autodisciplina pubblicitaria allo spot tv di Fonzies: "E' volgare". Accolto il ricorso del Comitato di controllo

leccami fonzies spot censuratoStop del Giurì di autodisciplina pubblicitaria allo spot tv di Fonzies: l'organo di autocontrollo ha accolto, in parte, un ricorso del Comitato di controllo secondo il quale l’invito in sè e il tono della voce della pubblicità erano volgari e configuravano una forma di violenza ed offesa sulla donna.

Nello spot, accompagnato dal classico claim "Se non lecchi godi la metà", si vedeva una ragazza che, mentre studia in biblioteca, sente una voce che dice “Leccami”, scoprendo che era il dito della sua mano che la invitava a leccarlo per assaporare fino in fondo la farina di formaggio dei Fonzies rimasta sulla punta delle dita.

Il Giurì ha rigettato l'accusa di violenza sulla donna ma ha acconto quella di volgarità, dato che il "leccami" pronunciato nello spot configura un’allusione sessuale molto forte - così come peraltro ampiamente comprovato dalle parodie diffuse su You Tube - che non veniva stemperata da altri elementi narrativi, a differenza dei precedenti spot dei Fonzies.


Lo spot



[tratto da Affaritaliani.it]
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sabato, 23 maggio 2009

I LAVORATORI MEDIASET IN SCIOPERO. CRISI ANCHE NELLA CASA DEL BISCIONE?

Mediaset in sciopero
bella notizia (oscurata)


Udite udite. E diffondete. Forse è l'unico modo per permettere a questa notizia di raggiungere più orecchie possibile: i lavoratori di Mediaset sono in sciopero. Difendono i loro salari e chiedono che vengano ripristinate le "normali relazioni sindacali". Ma oggi devono prima di tutto lottare contro il silenzio. La loro astensione dal lavoro, infatti, sembra non interessare a nessuno. Di loro non parlano neanche le agenzie di stampa. Paradossale ma vero: accade "qualcosa" - qualcosa di inedito, c'è da dire - nella più grande azienda di comunicazione italiana, e i protagonisti faticano a bucare lo schermo. Ma tant'è, a Berluscolandia.
I fatti: Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per oggi uno sciopero dei lavoratori della Videotime di Roma. La Videotime è la società licenziataria di Mediaset-Rti che lavora nei centri di produzione "Palatino" e "Elios". Qui vengono registrati programmi molto seguiti: dal Tg5 a Matrix a Forum. I lavoratori della Videotime si occupano anche del programma "Uomini e Donne" di Maria De Filippi, che però viene registrato a Cinecittà. Si tratta dei tecnici, della parte di produzione, dei parrucchieri, dei truccatori, dei sarti. Insomma, di tutto il personale che serve per mettere in piedi un programma. Ebbene, dall'anno scorso sono tempi di magra. Mediaset dice di essere in crisi (ricavi netti nell'anno 2008: +9%, utile netto: +14,3%) e per questo stringe la cinghia: niente più diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello, diminuzione dei premi di produzione, azzeramento della politica retributiva. Questo è quanto denunciano i sindacati: "Un esempio - spiega Roberto Crescentini, delegato fistel-Cisl della Rsu di Videotime - sabato registriamo Matrix. I lavoratori hanno chiesto di lavorare in straordinario. Ma l'azienda ha chiesto ai parrucchieri solo quattro ore di lavoro, e non sette. Alla domanda: perché? La risposta è stata: l'azienda è in crisi. Figurarsi - dice Crescentini - noi siamo i primi a non voler affossare l'azienda e a capire che è in corso una grave crisi economica e finanziaria. Ma Mediaset è in crisi?". La domanda è pertinente, visto che, racconta Crescentini: "Alla puntata di Forum in cui era ospite Barbara D'Urso, Mediaset ha pagato un parrucchiere 1.300 euro. Come anche viene pagato tutti i giorni un parrucchiere per la conduttrice Rita Dalla Chiesa, ad un prezzo che ci pare esorbitante, visto il momento: 700 euro". Insomma, dicono i lavoratori, se bisogna fare sacrifici che li facciano tutti.
Secondo il dato dei sindacati lo sciopero è andato benissimo: l'adesione ha sfiorato il tetto del 95%. Ultima chicca: il Comitato di redazione del Tg5 ha inviato un comunicato di solidarietà ai lavoratori di Videotime. Il comunicato, a quanto pare, doveva essere letto durante l'edizione odierna. Ma è stato stoppato. Ci sono notizie più importanti.    

[ tratto da ilManifesto.it ]
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venerdì, 15 maggio 2009

LA TV SPAGNOLA CENSURA I FISCHI AL RE DURANTE LA PARTITA

Finale coppa del Re, censurati fischi all'inno

Barcellona e Atletico Bilbao, Catalogna da una parte, Paesi Baschi dall'altra. Anime indipendentiste che si affrontano per la finale di coppa del Re, con Juan Carlos in tribuna e l'inno da ascoltare prima dell'inizio della partita. Con premesse del genere, i rischi che qualcosa andasse storto erano piuttosto alti, ma se i "buu" e i fischi alla "Marcha Real" erano stati annunciati da giorni dalla stampa iberica, del tutto inaspettato è stato il ciclone che ha coinvolto l'emittente Tve.

La tv spagnola è salita sul banco degli imputati per aver censurato l'inno, e i conseguenti fischi da parte di entrambe le tifoserie. Poco prima dell'inizio di Barcellona-Atletico, l'emittente ha infatti "lasciato" il Mestalla di Valencia per collegarsi con Bilbao e Barcellona per raccontare le emozioni di entrambe le tifoserie. L'inno è stato trasmesso in differita, tra il primo e il secondo tempo, e con il frastuono dei fischi coperto.

Tve si è successivamente scusata con i telespettatori, dopo averlo fatto nel corso della diretta, attraverso un comunicato stampa: "Per un errore umano l’inno nazionale prima della partita del Mestalla fra Athletic e Barcellona non è stato trasmesso in diretta", recita la nota dell’emittente spagnola "Si è tentato di riparare all’errore riproducendo integralmente l’inno durante l’intervallo. La direzione della TVE si scusa per l’inconveniente". La versione, però, non ha convinto nessuno, le polemiche sono infuriate, costringendo il presidente della tv, Javier Pons a convocare una conferenza stampa. Intanto la vicenda è costata cara al responsabile della redazione sportiva, Julian Reyes, che è stato licenziato.

[ tratto da Calcio.exite.it ]

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domenica, 10 maggio 2009

TROPPO VIOLENTO LO SPOT CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. CENSURATO IN TV

Pubblicità/ Censurato lo spot antiviolenze con Keira Knightley: "Troppo violento". Il video

Lo spot contro la violenza sulle donne? Troppo violento. Così Clearcast, l'ente britannico di controllo sulla pubblicità ha bloccato la trasmissione in tv di "The Cut", il filmato di Women's Aid interpretato da Keira Knightley.

Secondo l'associazione, si tratta di un racconto realistico delle violenze domestiche subite dalle donne, ed effettivamente lo spot è decisamente forte. In ogni caso il video è stato visto da milioni di persone su internet e nei cinema. Eccolo.


[tratto da Affaritaliani.it]
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sabato, 09 maggio 2009

L'ERA GLACIALE: CENSURATA DALLA RAI L'INTERVISTA A VAURO E A BEATRICE BORROMEO

Rai/ Marano censura Vauro e la Borromeo all'Era glaciale

Lui ora passerà per essere l'uomo più censurato d'Italia, lei potrà fregiarsi di questo stop come di una medaglia al valore. Sono Vauro e Beatrice Borromeo bloccati dal direttore di RaiDue Antonio Marano che ha detto no alla messa in onda delle loro interviste a Daria Bignardi per il programma L'Era Glaciale.

Venerdì sera non è andata in onda, infatti, la parte di trasmissione in cui sono stati ospiti il vignettista e la ex beniamina di Santoro, in studio per presentare il libro scritto insieme a Marco Travaglio 'Italia Annozero'.

Lo ha comunicato, al termine della registrazione, il direttore di Raidue. "Nonostante i ripetuti tentativi da parte della conduttrice Daria Bignardi di riportare il discorso sul libro, gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un periodo di par condicio in assenza di contraddittorio", ha detto Marano all'Ansa. "Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri di Annozero", ha aggiunto Marano, precisando che l'intervista alla coppia Borromeo-Vauro andrà in onda dopo le elezioni "in maniera integrale, senza tagli".

Nel corso del programma Vauro ha avuto pesanti apprezzamenti sulla condotta di Silvio Berlusconi, mentre la Borromeo ha bollato l'atteggiamento del premier come fonte di imbarazzo per l'Italia nei confronti degli altri Paesi.

[ tratto da Affaritaliani.it ]

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lunedì, 20 aprile 2009

CENSURATO DA SKY "SHOOTING SILVIO"

Messo in onda il 13 aprile, aveva suscitato le proteste del Pdl
Racconta la vicenda di un giovane che progetta di uccidere Berlusconi

"Shooting Silvio", film delle polemiche
e Sky cancella le repliche in programma

La motivazione: meglio evitare visto il momento drammatico dopo il terremoto
Il regista: "Sono allibito. Allora perché cose come La Fattoria possono andare in onda?"



ROMA - Sky cancella la replica di Shooting Silvio, il film del giovane regista abruzzese, Bernardo Carboni, che racconta di un giovane scrittore che decide di uccidere Silvio Berlusconi. Il lungometraggio era stato mandato in onda in prima visione televisiva dall'emittente satellitare di Murdoch la sera di lunedì 13 aprile in prime time, suscitando la protesta del Pdl che aveva definito il film come "un inno alla violenza".

Nel palinsesto dell'emittente satellitare erano previste altre repliche, una questo pomeriggio alle 17 e l'altra il 25 aprile. La contestata pellicola tuttavia non è in onda: al suo posto un film americano di cui Sky non fornisce il titolo nel tradizionale sottopancia. Shiacciando il tasto del telecomando 'i', infatti, compare il titolo della "vecchia" programmazione che prevedeva appunto Shooting Silvio.

"Forse l'onda lunga della richiesta della destra è arrivata a buon fine?", si chiede il senatore del Pd Vincenzo Vita, membro della commissione di Vigilanza Rai. Il regista non parla di censura, ma definisce, comunque, la cancellazione del film dal palinsesto "un fatto grave". E si dice "allibito" per il fatto che "il film sia stato bloccato non per quello di cui tratta ma perché non era opportuno mandarlo in onda in questi momenti delicati, dopo il terremoto in Abruzzo. In un paese in cui vanno in onda reality e spazzatura come La Fattoria, che non aiutano a pensare ma educano una generazione di tronisti, è di cattivo gusto solo un film come il mio che invece invita alla riflessione?".

"E' una scelta libera di Sky - continua Carboni - ma è il segno di un potere immanente. Sono preoccupato se questo potere tocca anche Sky, l'unica tv che negli ultimi anni ha dato visibilità a registi giovani e indipendenti e, insieme al ministero della Cultura, ha di fatto consentito la sopravvivenza del cinema giovane".

Il film, uscito nel 2007, racconta la vicenda del ventottenne Giovanni, detto Kurtz (come il Brando di Apocalypse Now), ossessionato dalla figura di Silvio Berlusconi. Per lui, rappresenta l'incarnazione del Male. Da qui, il progetto di rapirlo e ucciderlo. Andato in onda la sera di Pasquetta, il film aveva suscitato la reazione indignata di numerosi esponenti del Pdl che avevano parlato di "pessima televisione", "inno alla violenza" e "offensiva mediatica contro il presidente del Consiglio".

[tratto da Repubblica.it]

Il trailer
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mercoledì, 15 aprile 2009

ANNO ZERO: CENSURATO VAURO PER LE VIGNETTE SUL TERREMOTO

"Riequilibrare Annozero, sospeso Vauro"
Santoro replica: "Censura sul vignettista"

La decisione del dg della Rai Masi, che contesta i servizi dall'Abruzzo. Franceschini: la censura è inaccettabile

ROMA
- Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha chiesto a Michele Santoro che «sin dalla prossima puntata di Annozero siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall'Abruzzo» ma non al dibattito in studio di giovedì scorso. Il dg lo ha chiesto in una lettera inviata allo stesso Santoro e ai direttori del Tg3 Antonio Di Bella e di Raidue Antonio Marano.

LA SOSPENSIONE DI VAURO - Nella missiva è stata anche valutata «gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la vignetta di Vauro Senesi "Aumento delle cubature. Dei cimiteri" (guarda)». Il direttore generale ha quindi comunicato a Di Bella e Marano e allo stesso Senesi che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni del vignettista. Il quale ha replicato senza perdere la consueta ironia: «Sono ancora a San Pietroburgo e la notizia si commenta da sola». Poi, sul proprio sito Internet, ha pubblicato poche parole: «No alla censura! La satira è libertà!». La vicenda sarà discussa dal Cda della Rai, previsto il 22 aprile. La sospensione, secondo quanto hanno precisato in un secondo momento le agenzie di stampa citando fonti vicine alla direzione di viale Mazzini, sarebbe in ogni caso limitata ad una sola puntata. 

La vignetta che ha scatenato le polemiche


NUOVA PUNTATA SULL'ABRUZZO - Intanto Michele Santoro, in una lettera inviata a Masi, respinge gli addebiti e chiede di soprassedere sulla sospensione di Vauro, «una censura che produce una grave ferita per il nostro pubblico e per l'immagine della Rai». «Faccio presente - si legge inoltre nella lettera - che alla mia redazione non sono pervenute richieste di rettifica o annunci di iniziative legali da parte di alcuno. Le ricordo come la stessa Rai abbia recentemente riconosciuto che l'autonomia del giornalista non può essere menomata, nemmeno dall'editore». Il conduttore tornerà ad occuparsi del sisma d’Abruzzo nella prossima puntata del suo Annozero. Una decisione, a quanto si apprende, presa già martedì, prima quindi della richiesta di riequilibrio arrivata dal vertice Rai. Non ci sarà Vauro, sospeso in via cautelativa, ma non mancherà la satira: tornerà infatti Sabina Guzzanti. A dieci giorni dal sisma, Annozero si occuperà della ricostruzione, che costerà secondo una prima stima 12 miliardi di euro, e del rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione dei fondi. In collegamento dall’Aquila ci sarà Sandro Ruotolo, mentre ospiti in studio saranno Niccolò Ghedini del Popolo della libertà, Antonio Di Pietro dell'Italia dei valori, il giornalista del Sole24Ore Mariano Maugeri e il capo della sala Italia della potezione civile Titti Postiglione.

AVVIATA ISTRUTTORIA - Dopo le critiche del presidente della Camera Fini e del premier Berlusconi, il direttore generale di Viale Mazzini e il presidente Paolo Garimberti avevano espresso solidarietà alla Protezione civile e attivato un'istruttoria per valutare le eventuali violazioni delle normative e dei regolamenti aziendali. Martedì pomeriggio c'era stato un primo incontro, aggiornato a mercoledì, dove, oltre a Masi e Garimberti, erano presenti il vice dg Giancarlo Leone, il responsabile Risorse artistiche Lorenza Lei e i rappresentanti dell'ufficio legale.

PD: NO A CENSURA - Secondo il segretario del Pd Dario Franceschini, che chiarisce di non apprezzare il giornalismo proposto da Annozero, è inaccettabile qualsiasi provvedimento di censura nei confronti della trasmissione di Santoro. «A me quella trasmissione non piace molto - ha detto Franceschini poco prima della decisione dei vertici Rai -, mi sembra che lì ci siano troppe persone che pensano di avere la verità in tasca, comunque. Però non è che le cose che non piacciono debbano essere censurate. Va rispettata la libertà di informazione, il servizio pubblico è a disposizione di tutti. Legittime le critiche a Santoro, ma non possono essere presi provvedimenti sanzionatori». Anche Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Pd, critica invece la decisione della Rai: «La strada burocratico-disciplinare imboccata lascia sconcertati. È assurdo pensare di affrontare problemi editoriali con provvedimenti censori. È ancora più inspiegabile che tali provvedimenti riguardino la satira. Critiche e discussioni sui programmi di Santoro sono più che legittime, ma non possono dar luogo a iniziative di questo genere».

LE POLEMICHE - La decisione su Annozero ha provocato ovviamente numerose altre reazioni politiche. Secondo Antonio Di Pietro, «l'informazione di regime pretende, addirittura, una puntata di riparazione, pur non essendoci nulla da riparare, ma piuttosto da ribadire». «Basta con le ipocrisie e sotterfugi - dice il leader dell'Italia dei Valori - . A L'Aquila sono crollati edifici pubblici, e tutti sapevano, in anticipo, che stavano per crollare, come tutti sapevano che le scosse si ripetevano ormai da tempo. Questo gli studenti lo stanno raccontando con la loro schietta testimonianza. Il fatto che la libera informazione, come è successo con Annozero, lo abbia evidenziato è un bene per evitare che in futuro questa tragedia accada nuovamente». Sulla vicenda interviene anche Beppe Grillo, che lancia un appello a Santoro perché si opponga all'allontanamento di Vauro: «Ma no! Non permetterà mai che vada via uno dei suoi - dice il comico ad Affaritaliani.it - conoscendo Santoro non lo consentirà mai. Anzi, se io fossi Santoro farei una puntata solo con Vauro, tutta con Vauro». E Grillo annuncia: «Se poi dovessero mandarlo via, sappia che io lo assumo domani mattina». Da parte sua Mario Adinolfi, dalle pagine del suo blog commenta sconcertato la notizia della sospensione del vignettista Vauro e invita i lettori alla mobilitazione: «Ci si vede alle 17.30 a viale Mazzini 14 per un flashmob di solidarietà, a favore della libertà d'espressione intitolato "Adesso avete rotto" con noi triviali testaccini, volgari e reietti blogger, che aggiungeremo in loco due paroline in più». Opposta la posizione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. «La sinistra forcaiola sostiene che Santoro fa satira oggi come Orazio al tempo dei romani. E perciò, i dirigenti della Rai avrebbero osato, quale orrore, sanzionare la satira. Il povero Orazio si rivolta nella tomba, e noi ci chiediamo - spiega Bonaiuti - con che faccia questa sinistra rimproveri i vertici della Rai, colpevoli di aver fatto finalmente rispettare le regole del servizio pubblico». Per Francesco Casoli, senatore Pdl e della commissione di Vigilanza Rai: «la Rai fa bene a non accettare gli insulti e le oscenità del vignettista di Annozero, che merita questa volta un sonoro zero in condotta. Santoro deve essere libero di fare la trasmissione che vuole, altrimenti in Italia non c'è democrazia. Masi deve essere libero di fare il direttore generale della Rai facendo rispettare le regole».

BOTTA E RISPOSTA CON VESPA - Prima delle decisioni del vertice Rai, Bruno Vespa in una lettera inviata a Giorgio Dell'Arti, autore e conduttore del programma di Radiouno «Ultime da Babele», aveva definito «le condizioni di Santoro in Rai di assoluto privilegio». «Se io avessi fatto programmi come i suoi da molto tempo avrei dovuto abbandonare la Rai - scrive Vespa -. Santoro risponde al direttore generale, mentre io rispondo al direttore di rete». Pronta la replica di Santoro: «Comprendiamo le ragioni per le quali al conduttore di Porta a Porta converrebbe che Annozero non esistesse. Ma noi siamo per il libero mercato. Se dovessimo inoltre giudicare la sua qualità giornalistica dalle false notizie e dalle considerazioni infondate che fa sui contratti in vigore nella nostra redazione, dovremmo dedurne che deve rifare l'esame». Controreplica di Vespa: «Mi spiace che Santoro abbia preso per un attacco quella che era la semplice precisazione a una inesattezza emersa in una trasmissione radiofonica della Rai. Santoro ricorderà che io sono stato sempre contrario al suo allontanamento dalla Rai e lo sono tuttora».

[ tratto da Corriere.it ]


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categoria: politica, satira, censura, vauro, rai , michele santoro, vignetta, tv , anno zero, terremoto abruzzo


domenica, 22 febbraio 2009

GLI STATI UNITI STANNO FINANZIANDO I TERRORISTI? ROMA CENSURA I MANIFESTI DI CURRENT TV

[ tratto da Ninjamarketing.it ]

Current Tv censurata dal Comune di Roma



Current Tv ci informa che la campagna di affissioni pianificata nel comune di Roma per promuovere il suo programma dedicato al giornalismo d’inchiesta Vanguard - quello vero, quello che entra nei meccanismi più nascosti del sistema e rivela cosa si nasconde dietro la facciata - è stata rifiutata dall’ATAC, l’azienda dei trasporti pubblici romana.

Avevo fatto personalmente i complimenti a Current per i servizi di Vanguard, che mi avevano portato nei mercati delle armi africane e nelle piantagioni colombiane del narcotraffico.

Si tratta di un giornalismo d’inchiesta puro, senza condizionamenti e senza peli sulla lingua, che ha il coraggio di svelare il “lato oscuro della luna”, le ragioni economiche e politiche che stanno alla base di alcuni fenomeni come il traffico di droga, il terrorismo.

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domenica, 15 febbraio 2009

PERON UN DITTATORE: I SIMPSON CENSURATI IN ARGENTINA

[ tratto da Tvblog.it ]

I Simpson censurati in Argentina

La rivista argentina Cordoba segnala che il decimo episodio della diciannovesima stagione dei Simpson, intitolato E. Raro Gorgory, non è stato trasmesso da Fox. Motivo: l’ex presidente argentino Juan Domingo Perón compare nell’episodio come dittatore.

I Simpson sono incredibilmente popolari in Argentina, ma la satira presente nell’episodio sembra aver offeso molte argentine quando si parla di Perón come dittatore e ci si riferisce alla moglie Evita come Madonna (che ha interpretato Evita nel film omonimo). Le argentine sono divise se é giusto trasmettere o meno l’episodio. I responsabili Fox hanno deciso di ascoltare il malcontento e rispettare la sensibilità delle donne argentine non trasmettendo l’episodio e mandando in onda il successivo. Tuttavia, mentre certi sostenitori di Perón sono stati offesi, altri commentano sul forum di Fox che sono contro ogni genere di censura.

Di seguito vi segnalo la scena dell’episodio incriminato dove vari personaggi della serie discutono nel bar di Moe, in maniera polemica, su Peron. Homer si dice stanco dei politici, prima che Moe chieda a qualcuno se desidera abolire la democrazia, e poi c’è Carl che dice la sua: “sinceramente mi piacerebbe una dittatura militare come quella di Peron. Se ti avesse ‘fatto sparire’ ti poteva mantenere ‘desaparecido’ “. Poi Lenny aggiunge: “Per di più, sua moglie era Madonna”, ironizzando sulla pellicola ‘Evita’ interpretata dalla cantante pop.


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categoria: politica, satira, cartoni, argentina, censura, the simpsons, tv , peròn


mercoledì, 28 gennaio 2009

I VEGETARIANI FANNO IL MIGLIOR SESSO. SPOT CENSURATO DEL PETA

"I vegetariani fanno il miglior sesso",
recita così lo slogan dell'ultimo spot del PETA (People for the Ethical Treatment of Animals, organizzazione non-profit a sostegno dei diritti animali), che doveva essere trasmesso durante il Super Bowl. Ma la Nbc censura: troppo spinto.


Eccolo
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domenica, 18 gennaio 2009

ENNESIMA CENSURA PER LUTTAZZI: BOLOGNA FERMA IL MANIFESTO DELLO SPETTACOLO

[ tratto da Repubblica.it ]

Luttazzi censurato, a Bologna non piace il manifesto


A Bologna è atteso il 23 gennaio dove proporrà il monologo già bloccato un anno fa da La7. Danele Luttazzi è ancora protagonista di una polemica sulla censura. Questa volta tocca al manifesto dello spettacolo. "L'immagine è stata giudicata troppo forte ed è stata rifiutata dalla concessionaria. Bologna è l'unica città italiana che mi ha censurato il manifesto dello spettacolo Decameron"

Altra censura per Luttazzi (Blog Censurato) - VAI
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martedì, 09 dicembre 2008

BROKEBACK MOUNTAIN: SU RAI 2 TRASMESSO CON FORTI CENSURE

[segnalato al Blog Censurato da Bastax]

Ieri sera su raidue è stato trasmesso Brokeback Mountain con tutte le scene di amore tra i due protagonisti tagliate. Nemmeno un bacio si sono potuti dare.
Si sdraiano alla sera e si rialzano il mattino dopo; e infatti così non si capisce niente di quel che è successo.
Io non l'ho visto al cinema, per cui non so cosa ci fosse nell'originale. Di sicuro su raidue non ho visto nulla di quello che si vede (male) in questo video



e la prima scena nella tenda sono sicuro che nel film doveva esserci. La cosa ridicola è che lo hanno pure fatto iniziare verso le 23... e l'hanno tagliato lo stesso. Ogni volta che si prova a guardar la tv c'è la conferma che bisogna smettere :D Ciao
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giovedì, 04 dicembre 2008

LA RAI SBATTE "WEEDS" IN TERZA SERATA: I SUOI CONTENUTI NON SONO IDONEI A UNA RETE DELSERVIZIO PUBBLICO

[ tratto da Newsfood.com ]

ADUC: Cda Rai bacchettone, ha censurato un telefilm sulla marijuana


Era seguito da oltre un milione di spettatori


Firenze - Il consiglio di amministrazione della Rai ha "chiesto" a Raidue di spostare il telefilm "Weeds" -attualmente in onda alle 22,40 del venerdì con oltre un milione di telespettatori- al martedì in terza serata. ll cda ritiene non idonea la messa in onda di questo telefilm per immagini e contenuto per le reti del servizio pubblico.

"Weeds", serie tv americana a meta' tra commedia e noir, e' ambientata in un'immaginaria periferia della California, in cui la maggior parte degli abitanti sono coinvolti nello spaccio e nel consumo di cannabis: da cui il titolo "weeds" (erba), che sia in inglese che in italiano gergalmente indica la marijuana.

A parte che potevano accorgersene prima, visto il titolo molto esplicito del telefilm, probabilmente il cda sta cercando di ingraziarsi il Governo con una sorta di nuovo corso in sintonia col sottosegretario alle droghe alla presidenza del Consiglio, incurante del fatto che da quando l'on Carlo Giovanardi ha questa delega, il fenomeno che doveva essere combattuto è aumentato e diventato piu' drammatico.

Eppure il cda è' espressione essenzialmente del Parlamento e non del Governo (la maggior parte dei membri sono nominati dalla commissione parlamentare di vigilanza... parlamentare, non governativa...).... ma tant'è, chi è piu' in grado di distinguere tra potere legislativo e potere esecutivo? Figuriamoci in un organismo di controllo che dovrebbe sovrintendere alle politiche di una Rai il cui cda è nominato da lui medesimo....

Un doppio plauso al cda della Rai:
- bacchettone per la censura (che di per sè è sempre stupida e dannosa) che nello specifico non serve a nulla: Weeds è una fiction che, sull'"erba", mostra ciò che accade in tante le famiglie e in tutte le strade di tutte le città del mondo;
- dannoso per l'economia della "propria" azienda: un milione di telespettatori alle 22,40 su Raidue... numeri su cui "metterci la firma".

Riccardo Villari o Sergio Zavoli che sia (uno dei due nelle prossime ore sarà confermato presidente della commissione parlamentare di vigilanza), facciamo appello al ruolo istituzionale di controllo della commissione e vi chiediamo se la censura sia idonea ad un servizio pubblico di informazione.

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categoria: censura, rai , tv , weeds


martedì, 25 novembre 2008

SEXY SPOT PER GUITAR HERO. CENSURATO

Adesso stiamo vedendo in tivvù lo spot "ripulito". Ma in realtà, nella versione originale, Heidi Klum fa troppo "shake" nello spot del videogame Guitar Hero. Scatta la censura.
Niente di più di quello che vediamo quotidianamente nei telequiz della cosiddetta "fascia protetta" delle tivù italiane.


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