E infine lo spot viene tagliato.
Accade alla famosa e tanto chiacchierata pubblicità della Calzedonia, che ha proposto l'Inno di Mameli in chiave rivisitata, adattandolo ad un pubblico prettamente femminile.
Ma questa rivisitazione del testo dell'Inno non è piaciuta all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha deciso la definitiva sospensione dello spot sia su Mediaset che su Rai. Ora lo spot è sottposto al vaglio dell'Autorità per le Comunicazioni.
Antonella Bellucci, presidente dell'Associazione Difesa dei Consumatori Sportivi, che ha portato avanti la denuncia contro lo spot Calzedonia, afferma che "Era assurdo che l'emblema musicale della nostra Nazione venisse utilizzato a scopi meramente commerciali per vendere calze! Crediamo di aver interpretato in questo modo il pensiero non soltanto di ogni cittadino, ma anche di tutti coloro che hanno imparato ad amare e cantare l'Inno di Mameli attraverso lo sport, in occasione degli incontri delle nostre nazionali ad Olimpiadi e Campionati del Mondo".
L'inno non va distorto, quindi, neanche minimamente, perché rappresenta un elemento di identificazione e riconoscimento per gli sportivi.
Continua il suo discorso, aggiungendo che "Alla nostra associazione erano arrivate nei giorni scorsi numerose proteste e segnalazioni da parte del mondo sportivo affinché venisse fatto qualcosa per porre fine a tale scandalo. Abbiamo immediatamente inviato una richiesta di sospensione e, visto l'esito dell'esposto, crediamo di aver svolto al meglio il nostro compito a difesa di tutti i consumatori".
«INCITAMENTO ALL'ODIO» - Nella prima puntata, trasmessa il 13 ottobre, si erano visti dei militari israeliani uccidere diversi palestinesi, tra cui un neonato, una bambina e un vecchio. Immediata la reazione delle autorità di Gerusalemme, che hanno convocato l'ambasciatore turco per denunciare «un incitamento all'odio indegno persino di un Paese nemico». Accusa respinta da Cobanoglu, che ha assicurato che la fiction è soprattutto una storia d'amore, «come apparirà più chiaro nelle prossime puntate». La vicenda ha aumentato le tensioni tra Gerusalemme e Ankara, uno dei pochi Paesi musulmani con cui Israele ha rapporti economici e militari. Risultato: nella seconda puntata, andata in onda martedì, è stata censurata una scena in cui i soldati israeliani fucilavano una fila di palestinesi con gli occhi bendati.
CONTO NON SALDATO - Il sito internet del quotidiano turco Hurriyet dà la notizia che il serial sta provocando attriti anche fra Turchia e Iran. Non per motivi ideologici, ma semplicemente perché la produzione non ha saldato il conto dell'albergo in Iran dove sono stati alloggiati gli attori e la troupe televisiva che lo ha realizzato. Per questo motivo il ministero degli Esteri di Teheran ha inviato una nota verbale al governo di Ankara.

Per due settimane su questi prati bavaresi succede di tutto. Lo sanno bene anche le migliaia d'italiani che ogni anno raggiungono Monaco di Baviera per la festa popolare più grande del mondo: l'intramontabile Oktoberfest, al via da sabato.
STOP A FOTO DI UBRIACHI E SENI NUDI - Niente più ubriachi quindi che vagano senza meta col boccale in mano, tra bottiglie che rotolano, o turisti stesi ai bordi delle stradine in preda all'ebbrezza. Basta anche alle tante signorine (e signore) fin troppo disinvolte che, nei grandi (e affollatissimi) tendoni e dopo qualche birra di troppo, slacciano la camicetta a fiori e festeggiano a seno nudo. Se non altro in tv e giornali. Già, perchè ai giornalisti da quest'anno sarà ufficialmente vietato filmare o fotografare le suddette scene di ordinaria ubriacatura. «Immagini di persone in abiti inadatti o non completi sono vietate», è la frase incriminata aggiunta nel modulo obbligatorio d'accredito della stampa per accedere al tendone Hofbräu.
«CENSURA» - La Bild protesta e parla di «censura» sulle celebri Wiesn della Baviera. «Quest'anno i fotografi e le troupe televisive vengono ostacolati in modo massiccio nell'esercizio del proprio lavoro», la critica della federazione tedesca che riunisce i giornalisti della Baviera, il Bayerischer Journalisten-Verband (BJV). L'ufficio turistico di Monaco, organizzatore dell'evento, e alcuni gestori delle tende, infatti, vogliono che nei media «non ci siano più foto o video di ubriachi o di visitatrici che alzano la maglietta». I giornalisti verranno pertanto accompagnati da un responsabile nel tour dell'Oktoberfest e potranno filmare o scattare solo determinati motivi e soggetti.
QUADRO FALSATO - «Non voglio nudi e non voglio tette. Queste sono le regole del gioco», ha detto Stefan Hempl, portavoce della Staatliches Hofbräuhaus - il birrificio di proprietà del governo tedesco che gestisce la gigantesca tenda Hofbräu-Festzelt - all'agenzia di stampa dpp. «A costo di mettere la mano sull'obbiettivo o togliere la fotocamera», ha aggiunto. Una regola che ora l'organizzazione cerca imporre anche ad altre tende. Insomma, si vuole far passare all'esterno un'immagine falsata: «Da che mondo è mondo ubriachi e turiste disinibite ci sono sempre state all'Oktoberfest, perchè ora coprirsi gli occhi?», si chiede la stampa tedesca.
PREZZO DEL BOCCALE - La tradizionale festa della birra tedesca, che per due settimane sarà versata a fiumi nei tendoni, durerà fino al 4 ottobre. Il prezzo per boccale da un litro quest'anno varia tra gli 8,10 euro e 8,60 euro. Oltre alle «bionde» tradizionali ci saranno quelle meno ortodosse, come la bizzarra «Erotik Bier», che promette - a detta del del mastro birraio Jürgen Hopf - di far aumentare la libido, ma anche la fertilità e la potenza. Quest'anno nel grande Luna Park bavarese sono attesi oltre 6 milioni di visitatori, molti dei quali stranieri.
[ tratto da Cnrmedia.com ]
RICERCA - Grazie gli sforzi dei ricercatori, queste immagini, recuperate nel corso degli anni in archivi e collezioni private di tutto il mondo, possono essere mostrate al pubblico, componendo così un ritratto senza precedenti, privo di retoriche nazionaliste e anzi caratterizzato da una prospettiva fortemente internazionale. Protagonista è la gente comune, a confronto sono le prospettive di vittime e vincitori. Composto interamente da pellicole originali in 35, 16 e 8 mm, restaurate e colorate con la massima cura storica, la serie include riprese rarissime come il massacro di Katyn, la ritirata a Dunkerque delle truppe britanniche e il sacrificio dei soldati sovietici a Stalingrado.
MILANO — Ci sono voluti trent’anni di fanciulle scosciate e giovanotti palestrati, di casalinghe disperate e quiz milionari, di reality irreali, di gossip e volgarità eretti a sistema. Un lavoro lungo e paziente, che alla fine però ha fatto centro: la tv in Italia ha preso il posto della democrazia. E’ la tesi di Videocracy , il documentario che promette di rendere davvero speciale l’evento programmato per il 3 settembre al Lido dalle due sezioni autonome della Mostra del Cinema, la Settimana Internazionale della Critica (SCI) e le Giornate degli Autori, che hanno scelto di concerto il film, rifiutato dalle sezioni ufficiali. Ottanta minuti di reportage spietato sull’Italia berlusconiana, le sue mutazioni antropologiche e culturali, firmati da Erik Gandini, regista quarantenne originario di Bergamo ma traslocato a 18 anni in Svezia.
I recenti fatti di cronaca a luci rosse confermano. In ogni caso Videocracy (prodotto dalla svedese Atmo con la danese Zentropa e poi distribuito dalla Fandango) non passerà indenne sugli schermi del Festival veneziano. «E’ un film destinato a far discutere», assicura Francesco Di Pace, direttore della SCI, ben contento di essersi assicurato, in sintonia con il Festival di Toronto che lo proietterà dopo l’anteprima mondiale veneziana, la patata bollente che nessuno voleva. «Era stato proposto prima a Orizzonti, una delle sezioni ufficiali della Mostra, ma è stato scartato da Marco Müller e i suoi selezionatori - racconta Di Pace - . Così l’abbiamo acchiappato noi. Comunque la sia pensi è un film che andava mostrato. Perché denuncia il potere che la tv ha sulla nostra società e sulla nostra cultura. Quel che produce nella gente, come ne condiziona i comportamenti». Un panorama inedito, per molti inspiegabile, che Gandini osserva con lo sguardo lontano ma partecipe dell’ italiano all’estero. «Non è un film su Berlusconi ma sull’Italia berlusconiana », ribadisce lui, già autore di un documentario su Guantanamo.
In Videocracy il punto di osservazione è un altro: il back stage di un’Italia ossessionata dall’esibizionismo sessuale e senza più freni morali. L’Italia dei Lele Mora, dei Briatore, Corona, Ventura. Che compaiono in scena insieme con i reduci dei Grandi Fratelli, le veline e i tronisti, la tribù Costa Smeralda, smaniosa solo di apparire, pronta a tutto per riuscirci. La tesi sostenuta da Moretti ne I l Caimano : «Berlusconi ha già vinto, ci ha cambiato la testa trent’anni fa».
[tratto da Corriere.it]
[RAI E MEDIASET CENSURANO IL TRAILER DI VIDEOCRACY > Segui la notizia sul Blog Censurato]
Stop del Giurì di autodisciplina pubblicitaria allo spot tv di Fonzies: l'organo di autocontrollo ha accolto, in parte, un ricorso del Comitato di controllo secondo il quale l’invito in sè e il tono della voce della pubblicità erano volgari e configuravano una forma di violenza ed offesa sulla donna.
Nello spot, accompagnato dal classico claim "Se non lecchi godi la metà", si vedeva una ragazza che, mentre studia in biblioteca, sente una voce che dice “Leccami”, scoprendo che era il dito della sua mano che la invitava a leccarlo per assaporare fino in fondo la farina di formaggio dei Fonzies rimasta sulla punta delle dita.
Il Giurì ha rigettato l'accusa di violenza sulla donna ma ha acconto quella di volgarità, dato che il "leccami" pronunciato nello spot configura un’allusione sessuale molto forte - così come peraltro ampiamente comprovato dalle parodie diffuse su You Tube - che non veniva stemperata da altri elementi narrativi, a differenza dei precedenti spot dei Fonzies.
Lo spot
Udite udite. E diffondete. Forse è l'unico modo per permettere a questa notizia di raggiungere più orecchie possibile: i lavoratori di Mediaset sono in sciopero. Difendono i loro salari e chiedono che vengano ripristinate le "normali relazioni sindacali". Ma oggi devono prima di tutto lottare contro il silenzio. La loro astensione dal lavoro, infatti, sembra non interessare a nessuno. Di loro non parlano neanche le agenzie di stampa. Paradossale ma vero: accade "qualcosa" - qualcosa di inedito, c'è da dire - nella più grande azienda di comunicazione italiana, e i protagonisti faticano a bucare lo schermo. Ma tant'è, a Berluscolandia.
Barcellona e Atletico Bilbao, Catalogna da una parte, Paesi Baschi dall'altra. Anime indipendentiste che si affrontano per la finale di coppa del Re, con Juan Carlos in tribuna e l'inno da ascoltare prima dell'inizio della partita. Con premesse del genere, i rischi che qualcosa andasse storto erano piuttosto alti, ma se i "buu" e i fischi alla "Marcha Real" erano stati annunciati da giorni dalla stampa iberica, del tutto inaspettato è stato il ciclone che ha coinvolto l'emittente Tve.
La tv spagnola è salita sul banco degli imputati per aver censurato l'inno, e i conseguenti fischi da parte di entrambe le tifoserie. Poco prima dell'inizio di Barcellona-Atletico, l'emittente ha infatti "lasciato" il Mestalla di Valencia per collegarsi con Bilbao e Barcellona per raccontare le emozioni di entrambe le tifoserie. L'inno è stato trasmesso in differita, tra il primo e il secondo tempo, e con il frastuono dei fischi coperto.
Tve si è successivamente scusata con i telespettatori, dopo averlo fatto nel corso della diretta, attraverso un comunicato stampa: "Per un errore umano l’inno nazionale prima della partita del Mestalla fra Athletic e Barcellona non è stato trasmesso in diretta", recita la nota dell’emittente spagnola "Si è tentato di riparare all’errore riproducendo integralmente l’inno durante l’intervallo. La direzione della TVE si scusa per l’inconveniente". La versione, però, non ha convinto nessuno, le polemiche sono infuriate, costringendo il presidente della tv, Javier Pons a convocare una conferenza stampa. Intanto la vicenda è costata cara al responsabile della redazione sportiva, Julian Reyes, che è stato licenziato.
[ tratto da Calcio.exite.it ]
Lo spot contro la violenza sulle donne? Troppo violento. Così Clearcast, l'ente britannico di controllo sulla pubblicità ha bloccato la trasmissione in tv di "The Cut", il filmato di Women's Aid interpretato da Keira Knightley.
Secondo l'associazione, si tratta di un racconto realistico delle violenze domestiche subite dalle donne, ed effettivamente lo spot è decisamente forte. In ogni caso il video è stato visto da milioni di persone su internet e nei cinema. Eccolo.
[tratto da Affaritaliani.it]
Lui ora passerà per essere l'uomo più censurato d'Italia, lei potrà fregiarsi di questo stop come di una medaglia al valore. Sono Vauro e Beatrice Borromeo bloccati dal direttore di RaiDue Antonio Marano che ha detto no alla messa in onda delle loro interviste a Daria Bignardi per il programma L'Era Glaciale.
Venerdì sera non è andata in onda, infatti, la parte di trasmissione in cui sono stati ospiti il vignettista e la ex beniamina di Santoro, in studio per presentare il libro scritto insieme a Marco Travaglio 'Italia Annozero'.
Lo ha comunicato, al termine della registrazione, il direttore di Raidue. "Nonostante i ripetuti tentativi da parte della conduttrice Daria Bignardi di riportare il discorso sul libro, gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un periodo di par condicio in assenza di contraddittorio", ha detto Marano all'Ansa. "Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri di Annozero", ha aggiunto Marano, precisando che l'intervista alla coppia Borromeo-Vauro andrà in onda dopo le elezioni "in maniera integrale, senza tagli".
Nel corso del programma Vauro ha avuto pesanti apprezzamenti sulla condotta di Silvio Berlusconi, mentre la Borromeo ha bollato l'atteggiamento del premier come fonte di imbarazzo per l'Italia nei confronti degli altri Paesi.
[ tratto da Affaritaliani.it ]

LA SOSPENSIONE DI VAURO - Nella missiva è stata anche valutata «gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la vignetta di Vauro Senesi "Aumento delle cubature. Dei cimiteri" (guarda)». Il direttore generale ha quindi comunicato a Di Bella e Marano e allo stesso Senesi che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni del vignettista. Il quale ha replicato senza perdere la consueta ironia: «Sono ancora a San Pietroburgo e la notizia si commenta da sola». Poi, sul proprio sito Internet, ha pubblicato poche parole: «No alla censura! La satira è libertà!». La vicenda sarà discussa dal Cda della Rai, previsto il 22 aprile. La sospensione, secondo quanto hanno precisato in un secondo momento le agenzie di stampa citando fonti vicine alla direzione di viale Mazzini, sarebbe in ogni caso limitata ad una sola puntata.
La vignetta che ha scatenato le polemiche

NUOVA PUNTATA SULL'ABRUZZO - Intanto Michele Santoro, in una lettera inviata a Masi, respinge gli addebiti e chiede di soprassedere sulla sospensione di Vauro, «una censura che produce una grave ferita per il nostro pubblico e per l'immagine della Rai». «Faccio presente - si legge inoltre nella lettera - che alla mia redazione non sono pervenute richieste di rettifica o annunci di iniziative legali da parte di alcuno. Le ricordo come la stessa Rai abbia recentemente riconosciuto che l'autonomia del giornalista non può essere menomata, nemmeno dall'editore». Il conduttore tornerà ad occuparsi del sisma d’Abruzzo nella prossima puntata del suo Annozero. Una decisione, a quanto si apprende, presa già martedì, prima quindi della richiesta di riequilibrio arrivata dal vertice Rai. Non ci sarà Vauro, sospeso in via cautelativa, ma non mancherà la satira: tornerà infatti Sabina Guzzanti. A dieci giorni dal sisma, Annozero si occuperà della ricostruzione, che costerà secondo una prima stima 12 miliardi di euro, e del rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione dei fondi. In collegamento dall’Aquila ci sarà Sandro Ruotolo, mentre ospiti in studio saranno Niccolò Ghedini del Popolo della libertà, Antonio Di Pietro dell'Italia dei valori, il giornalista del Sole24Ore Mariano Maugeri e il capo della sala Italia della potezione civile Titti Postiglione.
AVVIATA ISTRUTTORIA - Dopo le critiche del presidente della Camera Fini e del premier Berlusconi, il direttore generale di Viale Mazzini e il presidente Paolo Garimberti avevano espresso solidarietà alla Protezione civile e attivato un'istruttoria per valutare le eventuali violazioni delle normative e dei regolamenti aziendali. Martedì pomeriggio c'era stato un primo incontro, aggiornato a mercoledì, dove, oltre a Masi e Garimberti, erano presenti il vice dg Giancarlo Leone, il responsabile Risorse artistiche Lorenza Lei e i rappresentanti dell'ufficio legale.
PD: NO A CENSURA - Secondo il segretario del Pd Dario Franceschini, che chiarisce di non apprezzare il giornalismo proposto da Annozero, è inaccettabile qualsiasi provvedimento di censura nei confronti della trasmissione di Santoro. «A me quella trasmissione non piace molto - ha detto Franceschini poco prima della decisione dei vertici Rai -, mi sembra che lì ci siano troppe persone che pensano di avere la verità in tasca, comunque. Però non è che le cose che non piacciono debbano essere censurate. Va rispettata la libertà di informazione, il servizio pubblico è a disposizione di tutti. Legittime le critiche a Santoro, ma non possono essere presi provvedimenti sanzionatori». Anche Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Pd, critica invece la decisione della Rai: «La strada burocratico-disciplinare imboccata lascia sconcertati. È assurdo pensare di affrontare problemi editoriali con provvedimenti censori. È ancora più inspiegabile che tali provvedimenti riguardino la satira. Critiche e discussioni sui programmi di Santoro sono più che legittime, ma non possono dar luogo a iniziative di questo genere».
LE POLEMICHE - La decisione su Annozero ha provocato ovviamente numerose altre reazioni politiche. Secondo Antonio Di Pietro, «l'informazione di regime pretende, addirittura, una puntata di riparazione, pur non essendoci nulla da riparare, ma piuttosto da ribadire». «Basta con le ipocrisie e sotterfugi - dice il leader dell'Italia dei Valori - . A L'Aquila sono crollati edifici pubblici, e tutti sapevano, in anticipo, che stavano per crollare, come tutti sapevano che le scosse si ripetevano ormai da tempo. Questo gli studenti lo stanno raccontando con la loro schietta testimonianza. Il fatto che la libera informazione, come è successo con Annozero, lo abbia evidenziato è un bene per evitare che in futuro questa tragedia accada nuovamente». Sulla vicenda interviene anche Beppe Grillo, che lancia un appello a Santoro perché si opponga all'allontanamento di Vauro: «Ma no! Non permetterà mai che vada via uno dei suoi - dice il comico ad Affaritaliani.it - conoscendo Santoro non lo consentirà mai. Anzi, se io fossi Santoro farei una puntata solo con Vauro, tutta con Vauro». E Grillo annuncia: «Se poi dovessero mandarlo via, sappia che io lo assumo domani mattina». Da parte sua Mario Adinolfi, dalle pagine del suo blog commenta sconcertato la notizia della sospensione del vignettista Vauro e invita i lettori alla mobilitazione: «Ci si vede alle 17.30 a viale Mazzini 14 per un flashmob di solidarietà, a favore della libertà d'espressione intitolato "Adesso avete rotto" con noi triviali testaccini, volgari e reietti blogger, che aggiungeremo in loco due paroline in più». Opposta la posizione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. «La sinistra forcaiola sostiene che Santoro fa satira oggi come Orazio al tempo dei romani. E perciò, i dirigenti della Rai avrebbero osato, quale orrore, sanzionare la satira. Il povero Orazio si rivolta nella tomba, e noi ci chiediamo - spiega Bonaiuti - con che faccia questa sinistra rimproveri i vertici della Rai, colpevoli di aver fatto finalmente rispettare le regole del servizio pubblico». Per Francesco Casoli, senatore Pdl e della commissione di Vigilanza Rai: «la Rai fa bene a non accettare gli insulti e le oscenità del vignettista di Annozero, che merita questa volta un sonoro zero in condotta. Santoro deve essere libero di fare la trasmissione che vuole, altrimenti in Italia non c'è democrazia. Masi deve essere libero di fare il direttore generale della Rai facendo rispettare le regole».
BOTTA E RISPOSTA CON VESPA - Prima delle decisioni del vertice Rai, Bruno Vespa in una lettera inviata a Giorgio Dell'Arti, autore e conduttore del programma di Radiouno «Ultime da Babele», aveva definito «le condizioni di Santoro in Rai di assoluto privilegio». «Se io avessi fatto programmi come i suoi da molto tempo avrei dovuto abbandonare la Rai - scrive Vespa -. Santoro risponde al direttore generale, mentre io rispondo al direttore di rete». Pronta la replica di Santoro: «Comprendiamo le ragioni per le quali al conduttore di Porta a Porta converrebbe che Annozero non esistesse. Ma noi siamo per il libero mercato. Se dovessimo inoltre giudicare la sua qualità giornalistica dalle false notizie e dalle considerazioni infondate che fa sui contratti in vigore nella nostra redazione, dovremmo dedurne che deve rifare l'esame». Controreplica di Vespa: «Mi spiace che Santoro abbia preso per un attacco quella che era la semplice precisazione a una inesattezza emersa in una trasmissione radiofonica della Rai. Santoro ricorderà che io sono stato sempre contrario al suo allontanamento dalla Rai e lo sono tuttora».









[ tratto da Corriere.it ]

Avevo fatto personalmente i complimenti a Current per i servizi di Vanguard, che mi avevano portato nei mercati delle armi africane e nelle piantagioni colombiane del narcotraffico.
Si tratta di un giornalismo d’inchiesta puro, senza condizionamenti e senza peli sulla lingua, che ha il coraggio di svelare il “lato oscuro della luna”, le ragioni economiche e politiche che stanno alla base di alcuni fenomeni come il traffico di droga, il terrorismo.
I Simpson sono incredibilmente popolari in Argentina, ma la satira presente nell’episodio sembra aver offeso molte argentine quando si parla di Perón come dittatore e ci si riferisce alla moglie Evita come Madonna (che ha interpretato Evita nel film omonimo). Le argentine sono divise se é giusto trasmettere o meno l’episodio. I responsabili Fox hanno deciso di ascoltare il malcontento e rispettare la sensibilità delle donne argentine non trasmettendo l’episodio e mandando in onda il successivo. Tuttavia, mentre certi sostenitori di Perón sono stati offesi, altri commentano sul forum di Fox che sono contro ogni genere di censura.
Di seguito vi segnalo la scena dell’episodio incriminato dove vari personaggi della serie discutono nel bar di Moe, in maniera polemica, su Peron. Homer si dice stanco dei politici, prima che Moe chieda a qualcuno se desidera abolire la democrazia, e poi c’è Carl che dice la sua: “sinceramente mi piacerebbe una dittatura militare come quella di Peron. Se ti avesse ‘fatto sparire’ ti poteva mantenere ‘desaparecido’ “. Poi Lenny aggiunge: “Per di più, sua moglie era Madonna”, ironizzando sulla pellicola ‘Evita’ interpretata dalla cantante pop.

Era seguito da oltre un milione di spettatori

Eppure il cda è' espressione essenzialmente del Parlamento e non del Governo (la maggior parte dei membri sono nominati dalla commissione parlamentare di vigilanza... parlamentare, non governativa...).... ma tant'è, chi è piu' in grado di distinguere tra potere legislativo e potere esecutivo? Figuriamoci in un organismo di controllo che dovrebbe sovrintendere alle politiche di una Rai il cui cda è nominato da lui medesimo....
Un doppio plauso al cda della Rai:
- bacchettone per la censura (che di per sè è sempre stupida e dannosa) che nello specifico non serve a nulla: Weeds è una fiction che, sull'"erba", mostra ciò che accade in tante le famiglie e in tutte le strade di tutte le città del mondo;
- dannoso per l'economia della "propria" azienda: un milione di telespettatori alle 22,40 su Raidue... numeri su cui "metterci la firma".
Riccardo Villari o Sergio Zavoli che sia (uno dei due nelle prossime ore sarà confermato presidente della commissione parlamentare di vigilanza), facciamo appello al ruolo istituzionale di controllo della commissione e vi chiediamo se la censura sia idonea ad un servizio pubblico di informazione.

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