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venerdì, 20 novembre 2009

L'INNO NON SI TOCCA. CENSURATO LO SPOT DI CALZEDONIA

Calzedonia Spot censurato per proteggere Inno di Mameli

E infine lo spot viene tagliato.

Accade alla famosa e tanto chiacchierata pubblicità della Calzedonia, che ha proposto l'Inno di Mameli in chiave rivisitata, adattandolo ad un pubblico prettamente femminile.

Ma questa rivisitazione del testo dell'Inno non è piaciuta all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha deciso la definitiva sospensione dello spot sia su Mediaset che su Rai. Ora lo spot è sottposto al vaglio dell'Autorità per le Comunicazioni.

Antonella Bellucci, presidente dell'Associazione Difesa dei Consumatori Sportivi, che ha portato avanti la denuncia contro lo spot Calzedonia, afferma che "Era assurdo che l'emblema musicale della nostra Nazione venisse utilizzato a scopi meramente commerciali per vendere calze! Crediamo di aver interpretato in questo modo il pensiero non soltanto di ogni cittadino, ma anche di tutti coloro che hanno imparato ad amare e cantare l'Inno di Mameli attraverso lo sport, in occasione degli incontri delle nostre nazionali ad Olimpiadi e Campionati del Mondo".

L'inno non va distorto, quindi, neanche minimamente, perché rappresenta un elemento di identificazione e riconoscimento per gli sportivi.

Continua il suo discorso, aggiungendo che "Alla nostra associazione erano arrivate nei giorni scorsi numerose proteste e segnalazioni da parte del mondo sportivo affinché venisse fatto qualcosa per porre fine a tale scandalo. Abbiamo immediatamente inviato una richiesta di sospensione e, visto l'esito dell'esposto, crediamo di aver svolto al meglio il nostro compito a difesa di tutti i consumatori".


 



[ tratto da Magazine.ciaopeople.com ]
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martedì, 17 novembre 2009

IL GOVERNO CINESE CENSURA I BLOGGER CHE RIPORTANO DI OBAMA

Cina, discorso di Barack Obama censurato su internet



PECHINO – Oltre alla tv cinese anche i siti web hanno censurato il discorso del presidente statunitense Barack Obama su liberta’ di stampa e liberta’ di espressione. Il discorso era stato postato da un blogger cinese in tempo reale, ma il sistema di controllo e filtro della rete lo ha cancellato dopo 27 minuti. “Io sono un grande sostenitore della non censura – diceva Obama nel discorso -. Per noi negli Stati Uniti il fatto di avere un internet libero, senza limiti di accesso, e’ un punto di forza. Per questo penso che la fruizione libera di internet sia una cosa da incoraggiare”.
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martedì, 10 novembre 2009

CENSURA BUONA: BLOCCATA LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DELLA Malaysian Palm Oil Council. INGANNEVOLE

Censurata la pubblicità dell’industria malese della palma da olio

Un duro colpo è stato inferto nei giorni scorsi all’industria malese della palma da olio. Il Governo britannico ha infatti censurato una sua campagna pubblicitaria, pubblicata in una rivista inglese. I cacciatori-raccoglitori Penan hanno appreso la notizia con entusiasmo: “Le piantagioni di palma da olio non ci hanno assolutamente mai portato benefici; al contrario ci hanno derubato delle nostre risorse e delle nostre terre” hanno dichiarato alcuni dei loro membri.

I Penan vivono nel Sarawak, la parte malese del Borneo, e stanno lottando da anni contro il taglio delle loro foreste ancestrali, destinate ad essere trasformate in vaste piantagione di palma da olio. Survival, che da decenni affianca i Penan nelle loro strenue battaglie per la sopravvivenza, ha chiesto al governo malese di sospendere ogni attività di deforestazione e coltivazione effettuata senza il loro libero consenso.
L’Agenzia britannica sugli standard pubblicitari (Advertising Standards Agency) ha censurato un annuncio pubblicitario del Malaysian Palm Oil Council (Consiglio malese per la palma da olio). La pubblicità affermava che la palma da olio malese fosse “sostenibile” e che contribuisse ad “alleviare la povertà, in modo particolare tra la popolazione rurale”.

Il garante della pubblicità ha giudicato questa e altre affermazioni presenti nell’annuncio come ingannevoli e non dimostrate.

“Siamo felici che l’annuncio del Malaysian Palm Oil Council sia stato censurato” hanno commentato oggi alcuni esponenti dei Penan che hanno già perso la maggior parte della loro terra a causa della palma da olio. “Come si può affermare che le palme da olio aiutino ad alleviare la povertà quando, fin dagli inizi, le piantagioni hanno invece distrutto le nostre fonti di sostentamento e ci hanno resi molto più poveri? Ogni giorno la gente è sempre più affamata perché la nostra foresta è stata distrutta.”

Le piantagioni di palma da olio e la deforestazione stanno distruggendo le foreste in cui i Penan cacciano e raccolgono il loro cibo, e stanno inquinando i fiumi in cui pescano. Senza le foreste, le comunità stentano a trovare cibo sufficiente al loro sostentamento.

“Affermare che l’industria della palma da olio malese è verde e sostenibile non servirà a ripulire la sua immagine, soprattutto con i Penan” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “L’espansione delle piantagioni nelle loro terre ha già provocato una catastrofe.”

La palma da olio è presente in molti prodotti alimentari di uso quotidiano, e viene sempre più utilizzata per la produzione di bio carburanti.

[tratto da Survival.it]

>Vai alla notizia sul sito della Malaysian Palm Oil Council

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mercoledì, 04 novembre 2009

CINA: UNA GIOVANE ATTRICE LEGGE NOVELLE EROTICHE ON LINE. BOOM DI VISITE E CENSURA

Internet: a ruba in Cina nastri sito web erotico censurato



(ANSA) - ROMA, 4 NOV - Migliaia di utenti cinesi di Internet vogliono comprare i nastri registrati di una giovane attrice che legge novelle erotiche online. Lo scrive il quotidiano Global Times.La donna,di 23 anni il cui nome di famiglia e' Ma,era stata assunta alla fine dell'anno scorso da un sito web di Shanghai per il servizio 'Night Talk',basato sulla lettura di testi carichi di erotismo da parte di giovani donne.'Night Talk' ha portato 500 mila utenti registrati al momento dell'intervento della censura.

[ tratto da Unita.it ]
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mercoledì, 28 ottobre 2009

CENSURA: LA PROIEZIONE DI SAW VI IN SPAGNA VERRA' RELEGATA AI SOLI CINEMA A LUCI ROSSE

Spagna: censurato il film Saw VI



La censura, in Spagna, ha relegato il sesto capitolo della saga 'Saw-l'enigmista' di Kevin Greutert nelle  sale a luci rosse.La commissione per la classificazione dei film del ministero della Cultura ha assegnato alla pellicola la lettera 'X' che identifica, secondo la legge, film pornografici o che istigano alla violenza. Per la Buenavista, societa' che distribuisce il film, e' un brutto colpo, considerando il fatto che in Spagna esistono appena 8 sale a luci rosse.


[ tratto da Magazine.libero.it ]
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venerdì, 23 ottobre 2009

AYRILIK: SERIAL TURCO CENSURATE ALCUNE SCENE CHE ISTIGHEREBBERO ALL'ODIO

Israele protesta, censurato serial turco

Tagliata una scena in cui i soldati fucilavano palestinesi bendati. Il produttore: «Ma è solo una storia d'amore»


MILANO
- Soldati israeliani che sparano a sangue freddo contro palestinesi, compresi dei bambini anche piccolissimi. Queste sequenze di un controverso serial, in onda sulla tv pubblica turca Trt, hanno fatto infuriare Israele. Tanro che Ankara ha deciso di censurare diverse parti dello sceneggiato intitolato «Ayrilik» («Separazione: amore e guerra in Palestina»). «Ogni emittente ha le sue regole di supervisioni e noi non ci siamo opposti» ha detto il produttore di Selcuk Cobanoglu, in un'intervista al quotidiano turco Milliyet.

«INCITAMENTO ALL'ODIO» - Nella prima puntata, trasmessa il 13 ottobre, si erano visti dei militari israeliani uccidere diversi palestinesi, tra cui un neonato, una bambina e un vecchio. Immediata la reazione delle autorità di Gerusalemme, che hanno convocato l'ambasciatore turco per denunciare «un incitamento all'odio indegno persino di un Paese nemico». Accusa respinta da Cobanoglu, che ha assicurato che la fiction è soprattutto una storia d'amore, «come apparirà più chiaro nelle prossime puntate». La vicenda ha aumentato le tensioni tra Gerusalemme e Ankara, uno dei pochi Paesi musulmani con cui Israele ha rapporti economici e militari. Risultato: nella seconda puntata, andata in onda martedì, è stata censurata una scena in cui i soldati israeliani fucilavano una fila di palestinesi con gli occhi bendati.

CONTO NON SALDATO - Il sito internet del quotidiano turco Hurriyet dà la notizia che il serial sta provocando attriti anche fra Turchia e Iran. Non per motivi ideologici, ma semplicemente perché la produzione non ha saldato il conto dell'albergo in Iran dove sono stati alloggiati gli attori e la troupe televisiva che lo ha realizzato. Per questo motivo il ministero degli Esteri di Teheran ha inviato una nota verbale al governo di Ankara.


[ tratto da Corriere.it ]
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martedì, 20 ottobre 2009

IN GERMANIA CENSURATO IL "GOMORRA TEDESCO"

'Ndrangheta in Germania, il libro censurato arriva in Italia

Un “Gomorra tedesco”. Così si può definire il libro che Petra Reski, giornalista del Die Zeit, ha scritto sulla ‘ndrangheta in Germania, in commercio solo in versione censurata. Oggi dal Festival del giornalismo è arrivato un impegno a farlo tradurre in italiano.

La vicenda di Petra Reski ha avuto un grande risalto in Germania, ma in Italia si conosce poco. L’associazione articolo 21 ha espresso solidarietà alla giornalista e qualche giorno fa Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog un’intervista alla Reski. Oggi l’impegno di Paolo Butturini a provvedere a un’edizione italiana del libro. “Non so se come pubblicazione nostra, ma comunque mi impegno pubblicamente a far tradurre il libro di Petra Reski” ha detto il segretario del sindacato unitario dei giornalisti del Lazio.

Mafia-Von Paten, Pizzerien und falschen Priestern” (cioè “Mafia – Di padrini, pizzerie e falsi sacerdoti”) è in commercio con alcuni passi coperti di nero, censurato per aver fatto qualche nome di troppo. Spartaco Pitanti e Antonio Pelle, esponenti della ‘ndrangheta che hanno fatto affari in Germania, hanno intentato causa contro la Reski visto che i loro nomi comparivano nel libro. Perciò il Tribunale di Monaco aveva emesso un “provvedimento d’urgenza”: il libro non poteva essere venduto con quei nomi scritti. “Se questo voleva essere un tentativo per mettere a tacere i giornalisti – scrive la Reski sul suo blog – quel tentativo è fallito”.
E la censura non è il solo prezzo che Petra Reski ha dovuto pagare per la sua ricerca sulla ‘ndrangheta in Germania. Durante la presentazione del libro a Erfurt – racconta – ha ricevuto delle intimidazioni. “Magari dei segnali non troppo espliciti, ma per me che da vent’anni mi occupo di mafia erano palesi intimidazioni”.

“Il problema è che in Germania – spiega la Reski – la mafia è percepita come una cosa folkloristica che esiste in qualche paese retrogrado d’Europa. Se dici che la ‘ndrangheta calabrese fa affari ad Erfurt i tedeschi non ti credono”. Il 7 e l’8 Aprile ci saranno nuove udienze per i processi in corso, rispettivamente presso i tribunali di Monaco e Duesseldorf. Ma la Reski è fiduciosa “perchè – si legge sul suo blog- può corroborare le sue dichiarazioni con valide prove.

Il libro è stato tradotto e pubblicato in Italia da Nuovi Mondi col titolo SANTA MAFIA - Da Palermo a Duisburg: sangue, affari, politica e devozione.

“La mafia non è un problema esclusivamente italiano, ma europeo. Il mio intento era rendere chiaro che la mafia non è un affare di coppole e di realtà arretrate del sud Italia, ma un problema europeo”. – Petra Reski

In Italia, e ora anche all’estero, giornalisti e scrittori non si limitano più a descrivere la mafia del folklore – coppola, mandolino e calibro 38 – ma scrivono della mafia del grande business. Petra Reski, da oltre vent’anni corrispondente in Italia per il settimanale Der Zeit, opera un’analisi e una dettagliata ricostruzione degli affari mafiosi sia Italia che nel suo paese, la Germania: alberghi, pizzerie, ristoranti di lusso ma anche finanziarie, conti correnti e investimenti. Non risparmia nomi e cognomi dei boss e dei loro referenti e protettori politici, descrive i meccanismi del ricilaggio riportando inchieste fatte in Italia e la testimonianze dei magistrati che da anni sono impegnati nella lotta della mafie finanziare.

Il racconto prende avvio da Palermo, dove l’autrice incontra la famosa fotografa Letizia Battaglia e sua figlia Shobha. Il viaggio di Petra si rivela fin dall’atterraggio all’aeroporto Falcone-Borsellino come una rimeditazione di tutti i personaggi e le storie conosciute direttamente e indirettamente dalla giornalista nei suoi trent’anni di lavoro come corrispondente sulla criminalità organizzata italiana, dal primo lontano servizio sul poliziotto Saverio Montalbano che fece luce sulle logge massoniche deviate di Trapani a metà degli anni ‘80. Un percorso in cui ogni luogo porta con sé un personaggio, una vicenda politica o di cronaca, un’atmosfera rivissuta con piglio narrativo, in 16 capitoli (più un Epilogo) che vanno dall’incontro col pentito Marcello Fava fino al camorrista e agente di cantanti neomelodici partenopei Carmine Sarno e al superboss Matteo Messina Denaro, passando per la ricostruzione di ambienti mafiosi come Corleone e quello, meno noto, in cui si è preparata e perpetrata la strage di Duisburg

Giornalista e scrittrice nata nel 1958, dal 1989 Petra Reski è corrispondente per l’Italia per le pagine culturali del settimanale tedesco Die Zeit, Geo e Focus e si occupa da sempre di questioni legate alla mafia. Il suo lavoro d’inchiesta le ha procurato sia premi e riconoscimenti giornalistici che minacce: due volte in Italia, a Corleone e San Luca, la terza volta durante una lettura pubblica a Erfurt.

In Germania è stata eletta Miglior Giornalista del 2008 nella categoria “reporter” proprio a seguito della pubblicazione di questo libro.

In Italia, per il suo impegno “al servizio dei grandi valori del giornalismo”, ha ricevuto a Nocera Inferiore il Premio Civitas 2009 da parte dell'associazione ANDE, che premia donne che si sono distinte per il loro impegno nella lotta alla mafia e che ha precedentemente insignito Silvana Fucito, Teresa Cordopatri e Rosaria Capacchione, cronista del Mattino

Il 20 giugno 2009, ha ricevuto l’Amalfi Coast Media Award”, il Premio Internazionale dell’Informazione assegnato da una giuria di cui fanno parte Giulio Anselmi, Maurizio Belpietro, Mario Calabresi, Ferruccio De Bortoli, Giuliano De Risi, Giampiero Gramaglia, Giuseppe Mieli, Roberto Napoletano, Pasquale Nonno, Mario Orfeo, Mario Pirani, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Lorenzo del Boca, Garimberti ed il Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino. Gli altri premiati, per differenti categorie, sono stati: Sergio Romano, Bruno Vespa, Franco Bucarelli, ”; Elia Zamboni, ; Barbara Serra, Laura Delli Colli, Toni Capuozzo e Arrigo Petacco

“Un libro interessante, pieno di particolari e di storie ma allo stesso tempo inquietante. In particolare fa riflettere la lucida descrizione dei rapporti tra mafia, imprenditoria e politica” – L’Unità

[ tratto da Ifgurbino.wordpress.com e Books.it ]


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domenica, 11 ottobre 2009

LA CENSURA DEL WEB IN CINA: IL PUNTO SULLA SITUZIONE

Cina, contro il dissenso online
ecco le "Guardie Rosse" del web

Ogni giorno 350 milioni di cinesi dialogano in Rete, un'opinione pubblica libera e "pericolosa"
Le autorità hanno ideato una polizia virtuale pagata per neutralizzarla




PECHINO
- Il potere, in Cina, oggi non teme che le masse scendano in piazza. La sua prima ossessione è la Rete. Internet è l'unico spazio fuori controllo. Ogni giorno 350 milioni di cinesi dialogano online. Avanza un'opinione pubblica nuova, invisibile e anonima. Soprattutto libera: al partito comunista, fa paura. Per questo le autorità hanno ideato le "Guardie Rosse" del web, una polizia virtuale che ha il compito di reprimere il dissenso dei "netcitizen". E' l'esercito dei "commentatori", trecentomila attivisti patriottici reclutati, formati e pagati per neutralizzare e cancellare "le idee pericolose per la nazione".

I "commentatori" di Stato, professionisti o volontari, devono in particolare diffondere consenso in Rete: elogiare i funzionari, esaltare i successi del potere, ripetere gli slogan del partito, confutare e condannare le opionioni dissidenti. E' una sorta di "propaganda dal basso", creata nell'unico spazio in cui la testa e le azioni della gente non possono essere controllate dalla polizia. La nuova generazione di "propaganda attiva" è tenuta segreta. Il presidente Hu Jintao ne ha dato però, pubblicamente, una definizione efficace: "E' un nuovo schema - ha detto - di orientamento dell'opinione pubblica".

Il popolo della Rete chiama i "commentatori" in modo più immediato: "Wumaodang". Significa "il partito dei 50 centesimi". Gli opinionisti di regime, infatti, spesso sono pagati dal governo centrale, o dalle amministrazioni locali: 50 centesimi di yuan, ossia 5 centesimi di euro, per ogni nota web che "ristabilisce la verità ufficiale". Esistono i professionisti, che trascorrono giorno e notte a navigare e a "ripulire internet", infiltrandosi nelle chat-room, attaccando i contestatori nei forum web e cancellando immediatamente tutti i post negativi. Questi sono, solitamente, giovani sotto i trent'anni, celibi e disoccupati, iscritti al partito che li seleziona nel corso di appositi stage. Altri sono soprannominati "gamberi di fiume".

E' l'esercito di impiegati e funzionari. Stanno negli uffici, ma non lavorano. Combattono online, su tutti i fronti, per "difendere la gloria" dell'amministrazione a cui appartengono: comuni e province, ospedali, ministeri, i vari servizi pubblici. Anch'essi sono pagati, ma con lo stipendio e la carriera: niente "commenti", o niente "pulizia online", niente promozione.

Ci sono infine i "volontari". Pensionati, iscritti al partito, ma soprattutto studenti. In una versione aggiornata della "rivoluzione culturale", a loro è affidata la missione di "rieducare i compagni insoddisfatti". Devono eliminare i "post" antigovernativi e, nei casi più gravi, bloccare gli indirizzi internet "di chi rifiuta di rigar dritto". Molti, per il servizio alla patria, chiedono i loro "50 centesimi a missione". La "paga", per i "volontari", è però diversa. I vecchi si assicurano un minimo di assistenza, gli attivisti si ricavano un posto nelle sezioni locali del Congresso del popolo.


Per gli studenti, spina dorsale tecnologica dei "commentatori", in palio ci sono gli esami, la laurea, un primo lavoro. Il tono della lotta è aspro. "La nostra prima azione - si legge sul web - è urlare e tramortire i ratti. Dobbiamo poi incoraggiare la diffusione di un veleno per topi. Penseremo infine ad alimentare il gatto".

La battaglia online tra propaganda e dissidenza, ultimamente, è uscita dal buio della Rete. Segretari del partito e funzionari ne parlano apertamente. A scuola e all'università i giovani ricevono istruzioni durante le lezioni. I professori spiegano come "assumere il numero maggiore possibile di censori elettronici", o come "creare contenuti che diffondano dolore e spavento". Vengono forniti elenchi di indirizzi web, siti e forum "da infettare". Gli "studenti commentatori" identificano i "compagni pessimisti", entrano nei dormitori e bloccano i computer che "minacciano la stabilità sociale".

Secondo un calcolo approssimativo, circa l'8% di impiegati e studenti è oggi arruolato per la prima linea della battaglia che la Cina combatte contro la libertà di espressione online. Il messaggio è chiaro: in Cina chi si muove in internet "è sempre osservato" e risponde delle sue idee. Chi lotta per il potere, al contrario, viene premiato. Al punto che "fedeli rappresentanti dei netizen" vengono ormai eletti nelle Conferenze consultive del popolo cinese": primo passo per l'ambita carriera di "funzionario". I "wuomaodang", fino ad oggi, contrastano con un certo successo la crescente opinione pubblica che si muove in Rete. Ma l'allarme delle autorità, gli appelli a moltiplicare i "commentatori volontari", il fatto che tutto ciò esista, suggeriscono che, nella Cina virtuale, qualcosa di inedito e potente si agita.

Dopo "Charta 2008", a cui seguì un'ondata di repressioni e arresti, gli intellettuali cinesi tornano a rivolgere alle autorità e alla comunità internazionale un appello per il rispetto dei diritti umani in Cina. In una "Dichiarazione per i diritti umani in Internet", quindici dissidenti hanno denunciato ieri le intimidazioni, i divieti, le minacce e gli arresti a cui sono sottoposte nel Paese le persone che ricorrono al web per manifestare le proprie idee. Il Manifesto per la libertà online, subito censurato e cancellato dalla rete in Cina, è stato diffuso aggirando una serie di filtri e di blocchi istituiti dalle autorità. Gli intellettuali avevano cercato, inutilmente, di pubblicarlo il primo ottobre, in concomitanza con la parata militare che ha celebrato i sessant'anni dalla vittoria della rivoluzione comunista di Mao. Ci sono infine riusciti ieri, nella ricorrenza della caduta della dinastia imperiale nel 1911.

La "Dichiarazione", negli ultimi giorni, era stata fermata anche in attesa dell'assegnazione del Premio Nobel per la pace. Tra i candidati, alcuni famosi dissidenti cinesi, attualmente detenuti. In poche ore il documento, assai difficile da aprire nell'ipercontrollata rete nazionale, è stato sottoscritto da oltre 400 attivisti, che si sono esposti con nome e cognome. Tra i promotori, nomi noti della dissidenza, che hanno sottolineato l'assurdità di ospitare a Pechino il "World Media Summit" (concluso proprio ieri), che ha riunito alcuni grandi editori mondiali in un Paese dove la libertà di stampa non esiste.

A firmare l'appello accademici, docenti universitari, scrittori, giornalisti, storici e avvocati. Alcuni di essi, in passato, sono stati perseguitati e arrestati. Ad altri è stata revocata la licenza per praticare la professione. Cinque dei primi firmatari comparivano già nella "Charta 2008", per la quale avevano subito minacce e processi. Un altro, responsabile di un importane centro di ricerca e già finito in carcere, in agosto si è visto chiudere senza spiegazioni il sito internet. Altri due, avvocati, hanno conosciuto il carcere per aver difeso alcuni membri della setta religiosa del "Falungong". Un altro legale aveva sostenuto la causa di Hu Jia, il dissidente arrestato prima delle Olimpiadi di Pechino e in corsa fino all'ultimo per il Nobel. Tra i promotori, molti sono stati isolati dalla polizia nelle settimane che hanno preceduto il Sessantesimo, alcuni sono stati costretti ad allontanarsi dalla capitale.

Il loro appello chiede che il 10 ottobre di ogni anno sia proclamato "Internet Human Rights Day". Avverte i sottoscrittori del rischio di una sottoscrizione. "Non possiamo assicurarti - si legge - che la tua firma non ti causerà problemi come minacce, persecuzioni e intimidazioni. Prendi atto dei pericoli che potresti trovarti ad affrontare e solo dopo fai la tua scelta". Nella "Dichiarazione" viene posto il problema della libertà di espressione sulla Rete. Gli intellettuali cinesi sottolineano come internet sia una "rivoluzione che sconvolge la possibilità di promuovere i diritti umani fondamentali e la libertà del popolo cinese". Si dice che la "tendenza è ormai irreversibile" e che il suo contributo a cambiare il Paese "sarà pari alla scoperta del fuoco e del ferro". Si appellano al popolo cinese e alla comunità internazionale affinché sostengono il diritto alla libertà di parola e si battano perché questa sia "incoraggiata, nutrita e tollerata su internet". In dieci "princìpi", di cui l'accademico Ling Cangzhou è primo firmatario, si denuncia la sistematica repressione e la censura del governo cinese su blog, podcast, forum, siti e comunità di discussione sul web. Il concetto giuridico è che ormai "la libertà di espressione su internet deve essere equiparata alla libertà di parola".

Dunque uno Stato che non garantisce i "netizens", non tutela i cittadini. "Il diritto a pubblicare opinioni, immagini e informazioni online - si legge - deve essere rispettato e non sottoposto a vessazioni da parte di autorità che operano al di fuori della Costituzione". Quindi le richieste: la possibilità di esprimersi anche in forma anonima, per sfuggire alle ritorsioni del partito; lo smantellamento dei filtri, che in Cina censurano i siti considerati scomodi; la tutela della web-privacy; l'accesso ad una giustizia imparziale per chi viene perseguitato a causa delle opinioni espresse sulla rete. La velocità con cui la nuova "Dichiarazione" degli intellettuali è stata cancellata dall'internet cinese, rivela il nervosismo del potere, impegnato da mesi a combattere la formazione di un'opinione pubblica online. Più volte, con il pretesto di "ripulire la rete da contenuti sconvenienti, diseducativi e pornografici", le autorità hanno cercato di alzare una "diga verde" elettronica. Resta ora da vedere l'effetto popolare dell'appello, quante altre adesioni raccoglierà e di quale livello. E soprattutto quale sarà la reazione di governo e forze di sicurezza.

[ tratto da Repubblica.it ]

Ecco il testo censurato della dichiarazione:

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN INTERNET

  1. La libertà di parola nella rete Internet è parte del diritto dei cittadini alla libertà di pensiero e parola. E' il diritto umano più basilare e il valore più fondamentale che dovrebbe essere perseguito, valorizzato e protetto.
  2. I cittadini che esprimono le loro opinioni in rete usando parole, suoni, immagini o video devono essere protetti ed incoraggiati, a condizione che queste attività sono svolte nel rispetto della costituzione e delle leggi locali.
  3. Il diritto di esprimere e pubblicare le proprie opinioni è il diritto più fondamentale dei cittadini in rete. Tale affermazione si traduce nel diritto a pubblicare attraverso blog e podcast, così come mediante i forum di discussione online. I diritti dei cittadini in rete a pubblicare non possono essere subordinati ad alcuna illegittima investigazione nè interferenza. Deve al contrario essere garantito loro di poter avere e diffondere una propria opinione senza nessuna intimidazione.
  4. I diritti editoriali dei cittadini in rete devono essere rispettati. Nell'esercizio di questi diritti, non devono essere sottoposti a persecuzioni da parte di autorità che si muovono al di fuori della legalità.
  5. E' un diritto dei cittadini in rete realizzare interviste e riportare le loro scoperte. Questo diritto è protetto come parte dei loro diritto costituzionali alla libertà di parola. I cittadini in rete che esercitano questi diritti devono fare il massimo per riportare la verità e per evitare distorsioni, invenzioni e diffamazioni.
  6. E' un diritto dei cittadini in rete fare commenti e scambiarsi opinioni. Tale affermazione include il diritto di fare domande, osservare, criticare e resistere.
  7. La libertà di parola dei cittadini in rete comprende il diritto di esprimersi in forma anonima. L'anonimato consente ad alcuni di esprimere le proprie opinioni nella maniera che più corrisponde al proprio pensiero. Tale diritto va garantito fintantoché il cittadino protetto dall'anonimato esprime la sua opinione in accordo con i requisiti imposti dalla legge e dalla costituzione.
  8. Il diritto a condurre ricerche sulle informazioni in Internet è parte integrante del diritti dei cittadini in rete ad esprimersi, ad essere informati e a tenersi aggiornati. E' nostra opinione che i siti web legali non devono essere filtrati, e che il diritto dei cittadini a condurre ricerche su informazioni pubbliche per uso personale debba essere rispettato e protetto.
  9. La privacy online deve essere rispettata e protetta. L'identità reale dei cittadini in rete e le informazioni di carattere personale non devono essere divulgate a meno che tali informazioni non siano richieste nell'ambito di un processo legale e trasparente o tale divulgazione non sia resa necessaria per la corretta applicazione della legge.
  10. La libertà di diffondere le informazioni deve essere rispettata e protetta, a condizione che tale attività sia condotta nel rispetto del dettato legale e costituzionale. Le attività di controllo, di filtraggio e di oscuramento di un sito web che vanno contro il principio della libertà di parola devono essere condannate dall'opinione pubblica. I cittadini in rete hanno il diritto di vedere riconosciuti i loro diritti alla libertà di espressione e alla giustizia attraverso regolari processi.
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mercoledì, 07 ottobre 2009

AL TATE DI LONDRA CENSURATA LA BROOKE SHIELDS BAMBINA

Brooke Shields "censurata" al Tate di Londra: "Immagine oscena"




Esplode lo scandalo alla Tate Modern di Londra. Alla vigilia dell’inaugurazione della mostra “Pop Life: art in a material world” è infatti intervenuta mercoledì sera la polizia per chiudere la sala dove era stata collocata la riproduzione della fotografia “Spiritual Life” dell’artista newyorkese Richard Prince, in cui Brooke Shields è ritratta nuda dentro una vasca da bagno, a soli 10 anni e con il viso truccato da adulta.
L’immagine, che l’attrice ha definito “raccapricciante” e di cui ha cercato più volte di acquistare i negativi, rimarrà vietata al pubblico finché la procura generale inglese non si sarà espressa, come anche il catalogo della mostra, ritirato dalla vendita.

[ tratto da Gazzettadiparma.it ]
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domenica, 04 ottobre 2009

IPHONE: LA CALCOLATRICE SCIENTIFICA CHE SI AUTOCENSURA

PcCalc: la calcolatrice per iPhone che si autocensura

Chiunque sia disposto a spendere quasi 10 $ per una calcolatrice per iPhone (per quanto scientifica possa essere), sarà sicuramente uno abbastanza pratico di calcolatrici per conoscere alcune simpatiche parole proibite da realizzare con le cifre sul display.

Una delle pià popolari, ad esempio, è “Boobies” (tette) che si ottiene digitando 5318008 e poi capovolgendo la macchinetta. PcCalc Calculator, la completissima app al prezzo di cui sopra, contiene però un ingegnosissimo sistema per prevenire che volgarità del genere possano infangarla. Magari, è anche un tocco di premura nei confronti delle policy strettissime di App Store.

Quando digitale sul display di PcCalc una cifra “sospetta”, e poi girate l’iPhone di 180°, l’accelerometro segnala il movimento all’applicazione che letteralmente censura la vostra nerditudine sconcia, non mostrando altro che una bella scritta “censored”, con tanto di punto esclamativo. Geniale. 


[tratto da Melablog.it]

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mercoledì, 30 settembre 2009

LONDRA BLOCCA GLI SPOT ITALIANI FIRMATI ARAKY: QUELLA GEISHA LEGATA SUGGERISCE VIOLENZA SESSUALE

«Suggeriscono una violenza sessuale»
Londra blocca la geisha di Bisazza

L'Advertising Standard Authority «censura» gli spot dell'azienda vicentina di mosaici, firmati dal fotografo giapponese Araky. La difesa: solo immagini artistiche





Lo spot suggerirebbe una violenza sessuale. E Londra «censura» la nuova campagna pubblicitaria dei mosaici Bisazza, firmata da Nobuyoshi Araki. Secondo l’authority britannica, che ha imposto il bando in tutto il Regno Unito, mostrando l’immagine di una geisha legata da una corda, lo spot dell'azienda vicentina suggerisce che un qualche tipo di violenza sessuale «è avvenuta o sta per accadere».

Lo spot Bisazza, realizzato dal noto fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, era stato pubblicato su svariate riviste britanniche di arredamento ed aveva attratto sei lamentele ufficiali. L’Advertising Standards Authority si è schierata dalla parte del pubblico ed ha concluso che la geisha, legata seguendo una disciplina del bondage giapponese chiamata kinbaku, «veniva mostrata in una posa sottomessa, era visibilmente turbata e veniva mostrata con il kimono alzato per rivelare la coscia». Bisazza si è difesa dicendo che le immagini della geisha erano «artistiche» e che non contenevano «nudità, allusioni, ferite o scene di perversione eccessiva», ma non potrà ripubblicare lo spot nel territorio di Sua Maestà britannica.

[ tratto da Corrieredelveneto.corriere.it ]

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venerdì, 25 settembre 2009

LA CBS CONTRO GRILLO: E YOUTUBE SOSPENDE IL CANALE 'STAFFGRILLO'. MA POI CI RIPENSA

La CBS oscura Beppe Grillo su YouTube

 

In questo momento, alle 3.51 di notte del 25 settembre, l'account YouTube di Beppe Grillo, StaffGrillo, risulta sospeso. L'immagine di cui sopra è tutto ciò che compare digitando l'indirizzo del canale: http://www.youtube.com/StaffGrillo.



 La sospensione dell'account sembra essere determinata da un reclamo di violazione del copyright da parte di CBS, in relazione al post Primarie dei cittadini 2.0: Stato e cittadini, per il quale Casaleggio Associati, l'azienda che gestisce il blog di Grillo, aveva scelto di pubblicare su YouTube un sunto della puntata del Late Show di David Letterman nella quale è stato di recente ospite Barack Obama.

 Una sintesi dello show, di proprietà della CBS (la versione integrale è disponibile qui), è correntemente pubblicata sul canale YouTube della CBS stessa, ma ad una veloce ricerca sul portalone di videosharing compaiono attualmente centinaia di altre registrazioni caricate da privati cittadini, tutte correntemente visibili, non oscurate. La prima impressione, dunque, è che attraverso la CBS si sia esplicitamente voluto colpire Grillo.

La sospensione del canale ottiene l'effetto collaterale di oscurare tutti gli altri video pubblicati dal blog di Grillo, tra cui anche il penultimo, dal titolo Santa Mafia. Il video conteneva un'intervista alla scrittrice tedesca Petra Reski, del settimanale tedesco Die Zeit, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, le cui pagine sono state censurate alla fonte, prima ancora della pubblicazione, per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia sia italiane che tedesche, nei documenti giudiziari e in numerosi resoconti giornalistici. Nomi che non potevano essere pubblicati in un libro.
  L'edizione italiana del libro, e dunque la videointervista, coinvolgerebbe direttamente Marcello Dell'Utri, che avrebbe già minacciato querela nei confronti di Petra Reski. La giornalista, tra le altre cose, denunciava la totale assenza di qualsiasi mezzo di informazione, dalla stampa alla televisione, alle udienze dei processi a carico di Dell'Utri.

 Nell'attesa di conoscere le motivazioni ufficiali dell'oscuramento del canale di Grillo, non può che destare molta preoccupazione la deriva che la libertà di informazione in rete sta subendo, dal gravissimo tentativo di irrigidimento prospettato con il Disegno di legge dell'On.Pecorella - avvocato di Silvio Berlusconi - ai sequestri sempre più frequenti dei blog, fino alle rivendicazioni di violazione di copyright, usate con precisione chirurgica su blogger selezionati, mentre centinaia di altre copie pirata vengono ignorate e lasciate circolare liberamente.

>> Il Gruppo su Facebook:  CONTRO L'OSCURAMENTO DI GRILLO SU YOUTUBE

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26/09/2009 . AGGIORNAMENTO DELLA NOTIZIA: Dopo qualche ora di proteste e migliaia di segnalazioni, YouTube decide di rendere nuovamente visibili i contenuti del canale del comico genovese.

 


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giovedì, 24 settembre 2009

RUSSIA 88, IL PRIMO FILM RUSSO SUI NAZISKIN DI CASA, CENSURATO IN PATRIA

«Russia 88», il ritratto censurato dei naziskin



Sta diventando un caso politico «Russia 88», il primo film russo sui naziskin di casa, un triste primato a livello europeo con oltre 50 mila militanti, di cui circa 20 mila a Mosca. La pellicola, firmata da Pavel Bardin e sostenuta anche da Anna Mikhalkova, l'attrice figlia del noto regista Nikita, è stata presentata con successo all'ultimo festival di Berlino (sezione Panorama) ma in Russia continua ad essere boicottata dalle autorità, censurata dai direttori di molte testate e rifiutata nei cinema.
Secondo alcuni media, l'entourage del Cremlino non avrebbe gradito. Al festival di Khanti Mansisk la giuria, che includeva anche l'ex direttore della Mostra del cinema di Venezia Moritz de Hadeln, ha ricevuto telefonate dall'alto ed è stata costretta a rinunciare al primo premio per «Russia 88», concedendogli solo un riconoscimento speciale.
Dopo 7 mesi, il film circola solo in dvd e in qualche sala dove il regista, insieme all'Unione giornalisti, proietta l'opera nell'ambito di un progetto itinerante per discutere del fenomeno insieme agli spettatori. Eppure il film vuole essere un atto d'accusa di quell'estremismo e di quella xenofobia che il Cremlino e il governo di Vladimir Putin giurano di voler combattere, ritenendoli una «angosciosa minaccia» per un Paese multietnico: nel 2008 le vittime degli attacchi razzisti firmati dai naziskin sono state 121, un elenco spaventoso che scorre alla fine del film.
Certo, ci sono anche alcune scene indigeste per il potere: come la foto doubleface con Hitler da un lato e Putin dall'altro.

[ tratto da Ilgiornaledivicenza.it ]
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martedì, 22 settembre 2009

IL NUOVO SINGOLO DI JUSTIN TIMBERLAKE TROPPO SPINTO PER I TURCHI: CENSURATO

Singolo di Justin Timberlake censurato in Turchia. Il video

Il nuovo video di Justin Timberlake è stato censurato in Turchia perchè giudicato troppo osè
. Il singolo 'Love Sex Magic' dell'ex leader degli N'Sync è stato prodotto in collaborazione con la cantante RnB Ciara. Il consiglio supremo per la radio e la televisione della Turchia ha impedito alle emittenti di mandare in onda il video perché "contiene vestiti succinti, balli e scene che sono contrari allo sviluppo dei bambini, dei giovani e della moralità in generale". Il video riprende la cantante Ciara vestita con abiti che lasciano ben poco all’immaginazione che balla tête-à-tête con Justin mentre gli lecca l’orecchio. Ali Karacan, proprietario di Numberone Tv, emittente che ha mandato in onda il video, ha dichiarato che la censura è qualcosa di "anacronistico" e "umiliante per la Turchia".


[ tratto da Hercole.it ]
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domenica, 20 settembre 2009

OKTOBERFEST: NIENTE IMMAGINI DI SENI NUDI E UBRIACHI PER TV E GIORNALI

Oktoberfest: censurate le foto di seni nudi e ubriachi


Per due settimane su questi prati bavaresi succede di tutto. Lo sanno bene anche le migliaia d'italiani che ogni anno raggiungono Monaco di Baviera per la festa popolare più grande del mondo: l'intramontabile Oktoberfest, al via da sabato.

Secondo gli organizzatori la 176esima edizione dovrà essere più pudica delle precedenti. Perlomeno sulla stampa.

STOP A FOTO DI UBRIACHI E SENI NUDI - Niente più ubriachi quindi che vagano senza meta col boccale in mano, tra bottiglie che rotolano, o turisti stesi ai bordi delle stradine in preda all'ebbrezza. Basta anche alle tante signorine (e signore) fin troppo disinvolte che, nei grandi (e affollatissimi) tendoni e dopo qualche birra di troppo, slacciano la camicetta a fiori e festeggiano a seno nudo. Se non altro in tv e giornali. Già, perchè ai giornalisti da quest'anno sarà ufficialmente vietato filmare o fotografare le suddette scene di ordinaria ubriacatura. «Immagini di persone in abiti inadatti o non completi sono vietate», è la frase incriminata aggiunta nel modulo obbligatorio d'accredito della stampa per accedere al tendone Hofbräu.

«
CENSURA» - La Bild protesta e parla di «censura» sulle celebri Wiesn della Baviera. «Quest'anno i fotografi e le troupe televisive vengono ostacolati in modo massiccio nell'esercizio del proprio lavoro», la critica della federazione tedesca che riunisce i giornalisti della Baviera, il Bayerischer Journalisten-Verband (BJV). L'ufficio turistico di Monaco, organizzatore dell'evento, e alcuni gestori delle tende, infatti, vogliono che nei media «non ci siano più foto o video di ubriachi o di visitatrici che alzano la maglietta». I giornalisti verranno pertanto accompagnati da un responsabile nel tour dell'Oktoberfest e potranno filmare o scattare solo determinati motivi e soggetti.  

QUADRO FALSATO - «
Non voglio nudi e non voglio tette. Queste sono le regole del gioco», ha detto Stefan Hempl, portavoce della Staatliches Hofbräuhaus - il birrificio di proprietà del governo tedesco che gestisce la gigantesca tenda Hofbräu-Festzelt - all'agenzia di stampa dpp. «A costo di mettere la mano sull'obbiettivo o togliere la fotocamera», ha aggiunto. Una regola che ora l'organizzazione cerca imporre anche ad altre tende. Insomma, si vuole far passare all'esterno un'immagine falsata: «Da che mondo è mondo ubriachi e turiste disinibite ci sono sempre state all'Oktoberfest, perchè ora coprirsi gli occhi?», si chiede la stampa tedesca.

PREZZO DEL BOCCALE - La tradizionale festa della birra tedesca, che per due settimane sarà versata a fiumi nei tendoni, durerà fino al 4 ottobre. Il prezzo per boccale da un litro quest'anno varia tra gli 8,10 euro e 8,60 euro. Oltre alle «
bionde» tradizionali ci saranno quelle meno ortodosse, come la bizzarra «Erotik Bier», che promette - a detta del del mastro birraio Jürgen Hopf - di far aumentare la libido, ma anche la fertilità e la potenza. Quest'anno nel grande Luna Park bavarese sono attesi oltre 6 milioni di visitatori, molti dei quali stranieri.

[ tratto da Cnrmedia.com ]

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giovedì, 17 settembre 2009

TROPPO HOT IL PROMO DELLA BSQUARED: YOUTUBE CENSURA

Dsquared: video censurato su Youtube

Dsquared censurato da Youtube. Il noto portale internet, che ogni giorno ci propone i suoi video, seri o divertenti, che spesso diventano dei tormentoni della rete, ha infatti deciso di non mandare in rete, se non modificato, il nuovo spot del marchio di moda, che presenta lo store online Dsquared.



A causa di alcune parti di questo video (che potete vedere in alcuni frammenti nella nostra galleria di immagini) Youtube ha deciso di togliere dalle sue pagine lo spot di Dsquared, creato appositamente per promuovere lo store online del marchio e presente nel canale di Youtube del brand di moda (www.youtube.com/dsquared2channel).
 
In pochissimi giorni, il video era diventato uno dei piu’ visti del portale, con decine di migliaia di contatti. Poi la brutta sorpresa: lo spot, ironico e sopra le righe, nel perfetto stile del marchio, e’ stato tolto. Il marchio, cosi’, ha dovuto realizzare un nuovo filmato, questo volta piu’ casto.



Ma la versione integrale e’ ancora visibile sul sito ufficiale del brand, www.dsquared2.com: qui possiamo vedere Dean e Dan Caten che creano il look di un modello, che si lascia fare di tutto. Insomma, un video divertente, niente di cosi’ sconvolgente da essere censurato!

>GUARDA IL VIDEO CENSURATO




[tratto da Stylosophy.it]
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categoria: internet, spot, censura, youtube


martedì, 15 settembre 2009

CENSURATA LA PISTOLA PUNTATA ALLA TESTA DELLA LOCANDINA DE IL CATTIVO TENENTE

Il cattivo tenente: la locandina respinta

La locandina censurata


La locandina ufficiale



E’ uscito nelle sale l’11 settembre scorso, dopo esser stato presentato al Festival del cinema di Venezia.
Oggi vi proponiamo una locandina del Il cattivo tenente, che però non vedremo mai nei cinema.

Il poster che trovate in apertura del post, è infatti stato censurato dalla MPAA, l’associazione di autoregolamentazione dei produttori americani.
Le regole per la distribuzione di determinati prodotti, sono infatti molto rigide, ed in base alle immagini che appaiono nelle locandine, l’associazione può avvalersi della facoltà di impedirne l’uscita.
 
Riguardo il cattivo tenente, il motivo di tale decisione può imputarsi alla presenza di armi nella foto: è possibile inserirle sì, ma non puntate verso le persone.
La pellicola è già nota per i contenuti molto violenti: si tratta infatti del remake di Bad Lieutenant, di Abel Ferrara, ad opera di Werner Herzog.
Protagonista è Nicholas Cage, nei panni di Terence McDonagh, ispettore della squadra omicidi del dipartimento di polizia di New Orleans, viene promosso tenente per aver salvato un detenuto dall’annegamento.
In seguito però l’uomo inizierà ad abusare di stupefacenti mentra cerca di incastare lo spacciatore Big Fate.

[tratto da Vivacinema.it]
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categoria: cinema, manifesto, censura, abel ferrara, mpaa, il cattivo tenente, verner herzog


domenica, 13 settembre 2009

Pamela Anderson super sexy nello spot animalista della PETA: censurato negli aeroporti USA

La crudeltà non vola: lo spot censurato di Pamela Anderson per la PETA




Ecco la contestatissima pubblicità della PETA, censurata all’interno degli aeroporti americani perché considerata inadatta ai più piccoli. La solita scusa dei benpensanti infastiditi dalle provocazioni degli animalisti o rispetto del pudore e dell’innocenza dei fanciulli?

A voi il verdetto, ma una cosa è sicura: con una poliziotta come Pamela Anderson voleremmo tutti più volentieri. Se avete problemi a caricare il video, potete vederlo direttamente dal sito della PETA.

[tratto da Gossipblog.it]

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domenica, 06 settembre 2009

UN RESTAURO denuda il fallo di priapo censurato

Il Priapo censurato di Nicolas Poussin

Avevano nascosto il fallo di Priapo. A rivelarlo è stata la restauratrice brasiliana Regina Pinto Moreira, professoressa di restauro artistico per 30 anni al Louvre, che per otto mesi, insieme a due esperti francesi, ha restaurato il dipinto di Nicolas Poussin dal titolo “Imeneo travestito da donna durante un’offerta a Priapo” (circa 1634-1638).

L’opera rappresenta il dio greco delle cerimonie nuziali Imeneo, nei panni di una donna, che danza con il dio della fertilità Priapo. L’organo genitale di quest’ultimo era stato precedentemente coperto. La Moreira ritiene che la “censura” sia avvenuta nel XVIII secolo, nella conservatrice Spagna cattolica, quando del dipinto entrò in possesso la famiglia reale spagnola.

Concluso il restuaro, l’opera verrà esposta il prossimo 8 settembre al Grand Museum of Art di San Paulo.

La foto è tratta dal Telegraph


Ecco il dipinto "censurato"

 

Ecco il particolare del Priapo dopo il restauro


[tratto da Artsblog.it]

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categoria: arte, spagna, censura, nudità, priapo, nicolas poussin, grand museum of art, regina pinto moreira


mercoledì, 02 settembre 2009

LA MODELLA SEMBRA MINORENNE? IN INGHILTERRA SCATTA LA CENSURA

Asa: le immagini sexy potrebbero disturbare la sensibilità dei lettori

«La modella sembra una minorenne»
Pubblicità vietata dall'Authority inglese

Sotto accusa un marchio di abbigliamento, che respinge le accuse: «Ha 23 anni e non fa uno spogliarello»

LONDRA - «Mercifica il corpo femminile e la modella dello spot sembra avere meno di 16 anni». Con queste parole l'Asa (Advertising Standard Authority), l'Osservatorio della pubblicità inglese, ha vietato l'ultima rèclame del marchio statunitense American Apparel apparsa sulla rivista giovanile Vice magazine che mostra una ragazza seminuda promuovere una felpa della nota catena d'abbigliamento. Secondo l'Asa la modella che compare nello spot è poco più di una ragazzina e le immagini presenti sulla rivista potrebbero disturbare la sensibilità dei lettori britannici.

FOTO SEXY - Nella pubblicità incriminata si susseguono sei diverse immagini della modella. Nella prima la ragazza indossa un top col cappuccio e degli shorts. Man mano che si va avanti la modella assume atteggiamenti sempre più provocanti e porta avanti una sorta di spogliarello mostrando con disinvoltura parti del suo corpo. Nelle ultime due foto, quelle più controverse, s'intravede anche il seno della giovane modella. L'Asa ha sottolineato di aver censurato lo spot anche perché la pubblicità è stata reclamizzata su un magazine letto da tanti adolescenti. La rivista è distribuita gratuitamente nei bar, nei nightclub e in numerosi negozi d'abbigliamento del Regno Unito.

La pubblicità incriminata


IL CASO ALLEN - Il marchio americano American Apparel respinge le critiche e dichiara che la modella non è affatto una ragazzina visto che ha già compiuto 23 anni. Rigetta anche l'accusa di voler mercificare il corpo femminile e dichiara che gli scatti non mostrano uno spogliarello, ma in ognuna delle foto la modella fa vedere i diversi modi d’indossare la felpa. «La nostra azienda - dichiara all'Independent di Londra il portavoce di American Apparel - promuove i suoi capi in 20 diversi paesi. Raramente una nostra pubblicità è stata censurata da un organo di controllo e questa indagine è uno di quei casi sporadici». In verità non è la prima volta che la società americana conquista le prime pagine dei giornali per i suoi spot provocatori. Già in passato la compagnia statunitense era stata criticata per aver usato nelle sue rèclame ragazze giovani e poco vestite. Inoltre lo scorso aprile è stata denunciata da Woody Allen per aver sfruttato una sua immagine su alcuni manifesti pubblicitari senza il suo consenso. Alla fine il regista di «Io e Annie» e la American Apparel hanno raggiunto un accordo extragiudiziale e la casa d'abbigliamento ha risarcito il regista con 5 milioni di dollari.

[ tratto da Corriere.it ]

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