LA CENSURA IN DIRETTA!
Notizie censurate, filmati, musica, spot, video musicali, canzoni, arte, foto, pubblicità e altro materiale censurato in Italia e all'estero.
ATTENZIONE! Alcuni dei contenuti presenti in questa sezione potrebbero contenere immagini e parole che non sono adatte ad un pubblico minorenne o ad uno adulto e sensibile. Il blog è fatto con filmati trovati su Youtube, documenti rinvenuti nella Rete e nei quotidiani online, pezzi di televisione mai andati in onda, brani censurati, spot pubblicitari trombati dalla logica editoriale italiana e molto altro...
venerdì, 03 luglio 2009

TOLTI DALLA RETE I NUOVI SPOT DI MICROSOFT: DISGUSTOSI

Lui naviga, lei vomita: lo spot Microsoft per Explorer 8 è il più brutto di sempre

La donna vede i siti visitati dal marito e ha rigurgiti a ripetizione. Obiettivo, promuovere l'opzione «InPrivate»

MILANO
- Ironico? Per la divisione marketing di Microsoft l'intento era proprio questo. Sul web invece piovono critiche ferocissime nei confronti del nuovo spot per Internet Explorer 8, il browser della società di Redmond. Nel breve filmato promozionale una donna vomita più volte, dopo aver beccato il marito navigare su delle pagine a quanto sembra imbarazzanti. Microsoft si distanzia ora dalla controversa clip, ma il danno è fatto. E non è la prima volta.

LUI NAVIGA, LEI VOMITA - La trama: una coppia di americani sta facendo colazione. Lei gira un cucchiaino nel suo latte coi cereali, lui ha gli occhi sul portatile acceso. I due si sorridono amabilmente mentre lui preme un pulsante e si alza. Lei, incuriosita e assai incauta chiede al compagno di prestarle il portatile per un minuto. Vede le pagine visitate un attimo prima dal marito. I suoi occhi si spalancano, qualcosa la turba, ha la nausea, vomita. A ripetizione. Humor? Il marito, addirittura, scivola e cade sul rigurgito. E qui che compare sullo schermo il narratore che spiega cosa sta accadendo. Narratore che per l'occasione è impersonato da Dean Cain, ex Superman. «Con Internet Explorer 8 non sarebbe accaduto», racconta.

«VOLEVA ESSERE IRONICO» - Lo spot ha lo scopo di promuovere la cosiddetta modalità «InPrivate», presente sul nuovo browser e che garantisce l'anonimato mentre si naviga su siti «fuori dalle righe». Microsoft ha intitolato la videoclip «O.M.G.I.G.P.», abbreviazione inglese che sta per «O mio Dio, devo vomitare». La clip pubblicitaria è la ultima della quattro prodotte da Microsoft per la campagna di Internet Explorer 8. Ma i filmati pubblicati sul web, dopo le tante proteste degli internauti, sono state tolte. «Volevamo fosse ironico - ha commentato un portavoce Microsoft a Cnet -. Il feedback era prevalentemente positivo ma alcuni dei nostri clienti lo hanno trovato troppo spinto, quindi lo abbiamo tolto». Ciononostante il video ha avuto la sua nomination sul molti blog tecnologici: quale peggior pubblicità di tutti i tempi. Un'esperienza di certo non nuova per la società di Redmond. Già in passato la campagna da 300 milioni di dollari per rinfrescare l'immagine del sistema operativo Windows Vista è stata oggetto di derisione.


[ tratto da Corriere.it]

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martedì, 30 giugno 2009

QUANDO LA CENSURA SALVA UNA VITA

Vecchi e nuovi media alleati per non dare risalto al caso del reporter rapito in Pakistan

NyTimes e Wikipedia: scatta la censura per salvare un reporter rapito

Il quotidiano racconta come è riuscito a "zittire" l'enciclopedia online per il caso di David Rodhe

MILANO - Per sette lunghi mesi il New York Times è riuscito a tenere bassa l'attenzione dei media sul caso di David Rohde, il reporter sequestrato in Pakistan dalle milizie talebane e rimasto in ostaggio fino allo scorso 20 giugno, quando è riuscito a fuggire insieme ad un collega.

SILENZIO STAMPA - Dietro questo silenzio-stampa non c'era nessuna volontà censoria, ma solo il tentativo di non far salire il "valore" di Rohde agli occhi dei rapitori e così riuscire a liberarlo senza troppi clamori. E' per questo motivo che all'indomani del sequestro i dirigenti del Times hanno contattato i direttori di 35 grandi testate chiedendo di fare lo stesso. E così è stato: la notizia è rimasta sotto silenzio grazie alla tacita collaborazione di tutti. C'era però un problema di non poco conto: come dare poca visibilità all'evento anche su Wikipedia, dove a decidere la notiziabilità sono migliaia di utenti e non c'è nessun direttore da sensibilizzare? Chiunque avrebbe potuto inserire particolari sulla vicenda e così fare un favore involontario ai sequestratori.

E WIKIPEDIA? - Per quanto potesse sembrare una missione impossibile, il New York Times è però riuscito a "zittire" la celebre enciclopedia collaborativa. Come racconta oggi il giornale in questo articolo-confessione (che rappresenta anche una lezione di trasparenza giornalistica), l'impresa è stata portata a termine grazie al coinvolgimento del fondatore Jimmy Wales e di alcuni amministratori. Durante i sette mesi del sequestro, sono stati più volte cancellati gli aggiornamenti pubblicati da una serie di utenti anonimi. Il tutto non senza scatenare polemiche: i Wikipedians non potevano essere avvertiti delle nobili intenzioni che si nascondevano dietro questa "censura" e in molti hanno protestato promettendo guerra all'infinito. Gli amministratori sono però riusciti a tenere duro, congelando in più occasioni la pagina. Fino a quando lo scorso 20 giugno David Rohde è stato liberato e si è potuto finalmente aggiornare la voce.

A FIN DI BENE - Oltre ai ringraziamenti del NYTimes, sono arrivati anche quelli di Jimmy Wales, che ha confessato su Twitter: «Sono davvero orgoglioso dei Wikipedians che hanno reso tutto ciò possibile. Forse abbiamo dato una mano a salvare una vita». Tutto bene, quindi, se non fosse che il caso ora si presta a una duplice lettura. Da una parte rappresenta un bell’esempio di collaborazione tra vecchi e nuovi media. Dall’altra è anche una riprova di quante cose siano cambiate su Wikipedia: l’apertura e lo spirito democratico dei primi tempi ormai sono un po’ sbiaditi; nel frattempo è nata una piccola "oligarchia" di amministratori che controlla cosa può essere pubblicato e cosa va censurato. Ma come dimostra il caso Rohde, a volte questo controllo dall'alto può essere fatto anche a fin di bene.

[tratto da Corriere.it]
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categoria: giornalismo, pakistan, stampa, censura, wikipedia, new york times, david rodhe


domenica, 28 giugno 2009

CORRIERE DELLA SERA CENSURA VIGNETTA DI VAURO SU BERLUSCONI

Non c’è due senza tre: Vauro nuovamente censurato


La prima censura ai danni di Vauro è stata messa in atto dal cda della RAI dopo la puntata di approfondimento di “Annozero” sul terremoto dell’Abruzzo, per una sua vignetta ritenuta “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico” che recitava “aumento delle cubature. Dei cimiteri” in riferimento al piano casa di cui si parlava in quei giorni. Vauro Senesi fu sospeso per la puntata successiva e poi reintegrato al suo posto dopo una ferrea opposizione di tutta la trasmissione e dopo che Michele Santoro in diretta tv ribadì che Annozero non può esistere senza Vauro e tutti coloro che con passione ci lavorano.

La seconda censura ai danni di Vauro (e della Borromeo) c’è stata all’inizio di Maggio, in occasione di una puntata dell’ Era Glaciale”, la trasmissione di RaiDue condotta da Daria Bignardi la quale li aveva invitati per parlare di “Italia Annozero”, il libro scritto a quattro mani da Marco travaglio e Beatrice Borromeo. Ebbene furono tagliati, cioè l’intervista non andò mai piu’ in onda perchè ritenuta “in violazione della par condicio” nonostante la promessa della stessa Bignardi, che d’altronde era responsabile dell’invito alla sua trasmissione, che l’intervista sarebbe andata in onda “dopo l’elezioni”. Peccato che l’unica puntata utile sarebbe stata l’ultima il 12 Giugno, e di Vauro e la Borromeo neanche l’ombra.
 
Dulcis in fundo la terza censura, realizzata dal “Corriere della Sera” dopo più di quindici anni di collaborazione che Vauro ha alle spalle. In una lettera inviata al noto quotidiano Senesi chiede conto del fatto che “i lettori il 24 Giugno non hanno trovato la vignetta nello spazio consuetamente dedicato alla mia piccola vignetta”; la censura è un rischio del mestiere quando si fa satira o informazione ma in Italia succede “un po’ troppo frequentemente” - scrive Vauro. La replica di Ferruccio de Bortoli è stata che in tanti anni di collaborazione può capitare che il direttore possa ritenere di dubbio gusto una vignetta e decidere di non pubblicarla.
 
Il problema,che risulta al primo sguardo o meglio alla prima risata, è che la vignetta di Vauro può risultato di dubbio gusto solo al premier.

Eccola


[ tratto da Agoravox.it ]
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categoria: censura, vauro, corriere della sera, vignetta, anno zero, era glaciale


mercoledì, 24 giugno 2009

SAVE THE CHILDREN: OPERA CENSURATA ALL'ARTSHOT DI CREMA

Crema, censurata opera "blasfema


"Save the children", un'opera dell'artista Nemo, presentata alla mostra Artshot di Crema è stata rimossa. Il quadro, che mostra un piccolo fedele inginocchiato ai piedi di un sacerdote nella posa del sesso orale, è stato censurato in quanto ritenuto offensivo dall’amministrazione comunale di centodestra, dal 2007 capeggiata dal sindaco Bruno Bruttomesso. "Parlo a nome del sindaco" ha tuonato Mia Miglioli, assessore alle Politiche Giovanili del Comune "la mostra va chiusa, questo quadro è indecente". " "Fosse per me" ha ammesso Nemo "la lascerei, ma non voglio danneggiare gli altri artisti. Siamo in un regime oscurantista? Sì, forse c'è da avere paura, viene minata le liberta di espressione".

[tratto da Magazine.excite.it]
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categoria: chiesa, arte, religione, censura, blasfemia, nemo, save the children, artshot


domenica, 21 giugno 2009

REPRESSIONE IN IRAN: IL WEB SI MOBILITA PER AGGIRARE LA CENSURA

Iran. Continuano le richieste: "Fate girare quello che esce da questo paese". Ancora manifestazioni.

Continuano ad arrivare in redazione messaggi mail con la richiesta di informare su ciò che sta accadendo nel paese degli Ayatollah. Tutti i giornalisti stranieri hanno ricevuto l’ordine di non muoversi dagli alberghi dove risiedono ed è stato vietato loro di seguire in alcun modo le manifestazioni. Il terzo candidato alle elezioni presidenziali Rezai ha presentato ricorso contro il risultato elettorale. Il presidente in “carica” Ahmadinejad chiede che vengano arrestati quelli che considera dei ribelli... Intanto si stringe sempre più la censura di internet... “Potremmo, tra poco, non riuscire più ad inviare e-mail...” questa la frase di una mail arrivata alla nostra redazione.

La tensione a Teheran e nelle altre città dell’Iran rimane sempre alta. Mentre continuano le manifestazioni pacifiche e silenziose di buona parte della popolazione iraniana, unici strumenti di protesta, bandiere, foto e striscioni, la censura delle proteste e di quanto sta accadendo nel paese del regime degli Ayatollah, si stringe sempre più per cercare di far calare il silenzio e oscurare la verità al mondo intero. Censurati i giornalisti stranieri presenti in Iran; a costoro è stato vietato di divulgare notizie, foto e video delle manifestazioni che si protraggono da giorni con l’obbligo di non uscire dalle proprie attuali residenze.
Ma la censura non si ferma qui; la procedura per l’oscuramento del web prosegue inesorabilmente.
Mentre sono già stati bloccati youtube e facebook, ci si aspetta da un momento all’altro anche la chiusura di Twitter. Il social network, sembrerebbe su suggerimento del dipartimento di stato americano, ha cancellato i lavori di manutenzione previsti, per lasciare l’unico canale aperto (per la verità continuano a funzionare anche le e-mail) verso il mondo, che consente, fino a questo momento, ai cittadini iraniani, di veicolare informazioni circa l’attuale situazione nel paese.
A riprova dell’efficacia di questo canale via web, il Consiglio dei Guardiani ha annunciato che provvederà sistematicamente all’oscuramento di quanto pubblicato su internet e sui vari blog, perché l’informazione che trapela “crea tensione” nel paese... quindi si prevede che presto anche Twitter e il servizio di posta elettronica verranno censurati, arrivando al totale oscuramento della rete. Al momento però non mancano le testimonianze che arrivano via posta elettronica alla nostra redazione e delle quali pubblichiamo le più significative.
Purtroppo ci stanno isolando ancora di più. Da ieri abbiamo problemi ad usare Yahoo mail. Qui in Iran la gente usa moltissimo il sistema di Instant message di Yahoo, anche per motivi di lavoro, ma oggi è bloccato.
Hanno chiesto a tutti giornalisti che erano presenti per elezioni di lasciare l’Iran immediatamente e quelli che hanno la sede o risiedono qui sono stati obbligati a non lavorare in questi giorni

Continua il blocco della telefonia mobile.
I cellulari in certe ore non funzionano più, gli sms da domenica non si possono inviare. Allora in molti ci stiamo chiedendo, se come dicono loro hanno ragione è non esiste alcun broglio elettorale, per quale motivo stanno creando questo isolamento e impediscono il divulgarsi delle informazioni?
Siamo preoccupati non sappiamo cosa ci aspetta ancora, la tv satellitare della BBC Persian non trasmette più ora e ci rimane soltanto il canale VOA per avere un po’ di notizie.
”.
La propaganda di regime però non si ferma.
Nella TV di stato iraniana continuano a divulgare notizie false; dicono che i gruppi di manifestanti hanno intenzione di fare del male alla gente e per accreditare questa tesi fanno vedere scene della città di Teheran presa d’assalto, banche, negozi, autobus e autovetture date alle fiamme, ma quelle immagini non sono reali, sono di altri periodi non di adesso e in alcuni casi sono i poliziotti e i militari stessi in borghese che danno fuoco; le nostre manifestazioni non solo sono pacifiche ma anche silenziose... camminiamo per le strade mostrando foto e manifesti, niente slogan e niente urla...
Ieri mentre passavamo nella piazza Vanak i Basiji e ci siamo incrociati con i sostenitori di Ahmadinejad sono stati loro a gridare parole forti contro di noi e quando hanno visto che non c’era alcuna reazione, hanno cercato di aggredirci; la polizia ha calmato la situazione, dicendoci di stare calmi e di evitare di accettare le provocazioni, altrimenti sarebbero stati costretti ad arrestarci
”.
Un segnale importante questo; anche tra coloro che hanno il compito di reprimere, per ordini ricevuti, la popolazione, si segnala la voglia di non procedere con atti violenti. I motivi possono essere due: il primo è per evitare, visto che filtrano ancora immagini e video, di mostrare al mondo la feroce repressione messa in atto; il secondo motivo è che esiste, anche tra le forze di polizia, qualcuno che non vede di buon occhio il risultato elettorale e cerca in qualche modo di evitare l’uso della violenza sui dimostranti che in coscienza reputano nel giusto.
A riprova di quanto sopra affermato arriva un’altra mail: “Dopo le repressioni dei giorni scorsi in cui sono morte 7 persone, la polizia non sta più picchiando i dimostranti... Le immagini e i video che hanno fatto il giro del mondo, fanno da deterrente alla reiterazione delle cariche violente. Al regime non piace mostrare il sangue nostro che stanno versando. Noi non vogliamo il colpo di stato, vogliamo un presidente eletto, e non selezionato da loro.
Prosegue il progressivo oscuramento della rete.
Non so se potrò ancora mandarvi delle mail. Hanno chiuso tutto, facebook, youtube, hanno censurato i blog e i siti dell’opposizione e le mail vengono bloccate; solo in alcuni momenti funzionano e presto abbiamo paura che non funzioneranno più e rimarremo isolati. Se così sarà, la repressione sarà violentissima e nessuno potrà sapere cosa accade nel nostro paese.”
Queste sono le comunicazioni di alcuni cittadini iraniani che sono riusciti ad oltrepassare la censura imposta dal regime degli Ayatollah.
Il terzo classificato alle elezioni presidenziali ha presentato ricorso.
Mohsen Rezai ha presentato ricorso contro le elezioni presidenziali presso il consiglio dei guardiani. Rezai sostiene che il numero di voti ricevuto è intorno ai 900 mila voti, ma che ufficialmente ne sono stati riconosciuti poco più di 680 mila. Mentre pare che anche l'ex comandante delle Guardie della Rivoluzione, sarebbe in possesso di prove che avvalorerebbero quanto sostenuto da Rezai, il presidente “rieletto” Ahmadinejad ha chiesto l’arresto di tutti coloro che considera ribelli. La situazione rimane in bilico e rischia di precipitare in un bagno di sangue.
LR International

Alcune foto pervenute via mail




[ tratto da Liberoreporter.it ]
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lunedì, 15 giugno 2009

RISCHIA DI NON USCIRE NELLE SALE ITALIANE LITTLE ASHES, FILM SULLA VITA DI SALVADOR DALI'

Little Ashes censurato in Italia



La censura italiana ha decretato che Little Ashes, film dedicato alla vita del grande artista Salvador Dalì, presenta dei contenuti considerati discutibili, ed quindi rischia di non essere mai proiettato nelle sale italiane.

Nel film si narra - tra l’altro- della storia d’amore tra lo scrittore Federico Garcia Lorca e il pittore Salavador Dalì. Il titolo del film deriva proprio dal nome di un quadro di Dalì, che il pittore ha realizzato tra il 1927 e il 1928. L’opera, in originale, si chiama Cenicitas, che significa appunto Piccole ceneri. 

Adesso si sta cercando di fare una raccolta di firme in modo da riuscire a portare anche in Italia questo film, uscito nel 2008. Il sito da cui è possibile aderire a questa raccolta è www.firmiamo.it

Se il film vi interessa e avete voglia di vederlo in Italiano nelle nostre sale cinematografiche, vi consiglio di firmare la petizione su Firmiamo.it, nella speranza che si possa abbattere questo muro di censura nei confronti di un film che ha l’aria di essere davvero interessante
 
[ tratto da Gaywave.it ]
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giovedì, 11 giugno 2009

RADIO DIVERSIA: LA PRIMA RADIO OMOSESSUALE COLOMBIANA, CENSURATA

Gay e lesbo censurati da omofobi

Il direttore della radio omosessuale e' minacciato di morte



Una voce persa nel web. Radio Diversia, la prima delle radio omosessuali colombiane, ha chiuso la trasmissione il 20 maggio, in seguito alle minacce di morte contro il direttore. Il responsabile dell'emittente è stato costretto a lasciare il paese. La radio ha cominciato a trasmettere un anno e mezzo fa e, secondo alcune indiscrezioni, parte dello staff trasmetterà ancora i programmi per un'ora alla settimana da locali segreti.

"Ogni giorno eravamo ascoltati da circa 3.800 persone in Colombia, ma anche su Internet, dagli abitanti di citta' sudamericane e dell'Europa - ha dichiarato la coordinatrice Nikita Dupuis - Avevamo una programmazione di 24 ore su 24 e conducevamo dibattiti per promuovere il diritto alla liberta' sessuale", ha concluso.

[ tratto da Voceditalia.it ]
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categoria: radio, gay , censura, colombia, omosessulità, radio diversia


domenica, 07 giugno 2009

CENSURATA BATTUTA SU BERLUSCONI IN NOTTE AL MUSEO 2

Censurato per Berlusconi anche "Notte al Museo 2"




Sta per uscire nei cinema "Notte al museo 2", con Ben Stiller, che narra di un museo il cui custode notturno - appunto Stiller - se la deve vedere con i protagonisti del museo delle cere che dopo il tramonto prendono vita, in un susseguirsi di risate e situazioni comiche. Ma esce con un giallo, per i riferimenti al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Infatti, ad un certo punto, c'è un colloquio tra il custode e la statua di Napoleone Bonaparte. E l'imperatore francese, ad un certo punto gli dice: "Ho tanti discendenti in Italia. Uno di loro è alla mia altezza, è un pezzo grosso, è un uomo molto potente e spiritoso... Una volta cantava sulle navi…". E quando Stiller dice di non conoscerlo, Napoleone risponde: "Eppure lo conoscono tutti e tout le monde (tutti in francese, ndr) lo ama". Ma, in base a quanto scritto dal settimanale "TV Sorrisi e Cazoni", la versione originale di quest'ultima frase era: "Eppure lo conoscono tutti e c'è pure chi lo ama". Come si vede, il significato cambia, e anche tanto. Osvaldo De Santis, reposnsabile per l'Italia della 20th Century Fox, ha detto che il cambio di testo è stato solo per dare un tocco di francese alla frase. Ma come risposta appare a dir poco debole. Infatti perchè far dire "tout le monde lo ama" e non la traduzione letterale della frase italiana?



[ tratto da Julienews.it ]
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giovedì, 04 giugno 2009

Anniversario piazza Tienanmen: la Cina oscura i mezzi d'informazione

Blocco di siti, blog e oscuramento dei network internazionali
Secondo Amnesty almeno 200 persone ancora in carcere

Piazza Tienanmen 20 anni dopo
La Cina censura anche Twitter

PECHINO - Blocco all'accesso di Internet e militarizzazione di piazza Tienanmen a Pechino nel giorno dell'anniversario della repressione di vent'anni fa.

Twitter bloccato da martedì. Il governo cinese ha bloccato decine di siti, blog e anche le trasmissioni in lingua cinese di alcuni network internazionali. L'accesso a Twitter è bloccato dalle 17 ora locale di martedì scorso. Stessa sorte è toccata al motore di ricerca Microsoft Bing. Jeremy Goldkorn, fondatore di Danwei.org, un blog basato in Cina focalizzato sui media e le industrie hi-tech ha affermato che "è la prima volta che così tanti mezzi di informazione vengono oscurati. I dissidenti devono essere messi a tacere - dice Goldkorn - il regime non vuole essere preso in giro".

Blogger. Eppure, nonostante il giro di vite, i navigatori del web cinesi hanno utilizzato nomi in codice e password diverse per aggirare i divieti. A San Francisco, blogger cinesi e non solo, si sono scambiati messaggi su Twitter invitando tutta la comunità dei bloggers a colorare di grigio le loro homepage per commemorare l'anniversario.

Censura stampa estera. La tv americana Cnn è stata oscurata nei passaggi in lingua cinese in cui mostrava e criticava le repressioni del 1989. Sui giornali stranieri - dal South China Morning Post di Hong Kong al londinese Financial Times - i censori si sono messi all'opera per impedire che gli articoli sull'anniversario arrivassero nelle edicole a Pechino.

Amnesty. Secondo Amnesty International almeno 200 persone sono ancora detenute in carcere per la loro partecipazione nella rivolta pro-democrazia del 1989. In piazza con i militari e la polizia anche gruppi di cittadini residenti assoldati dal governo cinese per l'occasione.

[tratto da Repubblica.it]
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categoria: cina, web , blog, internet, diritti umani, censura, bloggers, amnesty international, civili, piazza tienanmen


lunedì, 01 giugno 2009

SOSPESA A ROMA LA PROIEZIONE DI UN DOCUMENTARIO SUL G8

Il film sul golpe del G8 censurato dal Comune di Roma

«Torneremo a Roma, in piazza, dopo la campagna elettorale, per presentare il documentario sul G8 e sul Governo che il Comune di Roma ci aveva censurato». Un mese dopo, Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio alzano di nuovo la voce su un episodio che sembra caduto nel silenzio. Complice la distrazione diffusa, l’anestesia generale che addormenta ormai la politica in città. Il fatto, allora, lo ripetiamo. Lo scorso 22 aprile, a Roma, si è svolto un atto di censura. Autore: il Comune. Parte lesa: il regista Beppe Cremagnani e il giornalista Enrico Deaglio. Dinamica difficile da equivocare.

Cremagnani e Deaglio dovevano proiettare il loro documentario “G8/2001: fare un golpe e farla franca” al Cinema L’Aquila, nel periferico quartiere del Pigneto, e partecipare (insieme al direttore de l’Unità, Concita De Gregorio) a un dibattito organizzato dal Pd. Tra gli invitati anche Massimo D’Alema. A poche ore dall’inizio, però, al cinema sono arrivate due e-mail. Una dal dipartimento periferie: «Si comunica che non si accorda l’approvazione». L’altra dal dipartimento cultura, a lamentela del «mancato contraddittorio». Proiezione saltata, sit-in di protesta. Fino alle scuse di Alemanno, in serata, consegnate ad una nota stampa. «Non ne sapevo niente, un errore tecnico dei dipartimenti. Scelta sbagliata». Da allora, però, denunciano Cremagnani e Deaglio, il silenzio.

«Ci aspettavamo due righe dal sindaco. Se davvero si era sbagliato, allora avrebbe dovuto chiederci scusa», protesta Cremagnani. «Sono stati loro a negarci la sala, dovevano essere loro a metterla di nuovo a disposizione. Con un’autorizzazione scritta e non un comunicato stampa», incalza. «Dal punto di vista personale, il silenzio di Alemanno è un gesto maleducato. Dal punto di vista politico, è una cosa gravissima. Da un lato si vieta una manifestazione democratica come la nostra, dall’altro si concede il patrocinio a iniziative organizzate dal centro sociale CasaPound, che ancora oggi inneggia al fascismo», aggiunge. E conclude: «Tutto questo è la riprova, come dice il titolo di uno dei dvd che abbiamo realizzato, che si continua a governare con la paura». Anche il giornalista Enrico Deaglio non fa sconti. «Ci stiamo abituando a tutto, anche a una cosa inaudita come questa. È il segnale che il clima nel paese sta cambiando».

Deaglio ricorda che le proiezioni del film-documentario si stanno susseguendo senza problemi e senza divieti in tutta Italia. L’ultima un paio di settimane fa, nella Milano di Letizia Moratti, organizzata in Camera del Lavoro dalla Cgil. «Problemi a Milano? Assolutamente no. E ci mancherebbe altro. Quello che ci è successo a Roma è senza precedenti». Deaglio ricorda il contenuto del docu-film. «Non è mica un film pornografico! Parla della gestione delle forze dell’ordine a Genova, durante il G8, ma anche in questi mesi del Governo Berlusconi: da Chianciano, a Vicenza, a Parma. Ci sono documenti inediti, interviste esclusive. Si trova senza problemi in libreria». E, alla fine, rilancia. «Dopo la campagna elettorale torneremo in città».  L’idea è quella di una proiezione all’aperto, nella zona pedonale del Pigneto, a pochi passi dal cinema vietato. «Vogliamo mostrare questo film ai romani. Speriamo che questa volta non ci siano problemi».

[ tratto da Unita.it  ]
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venerdì, 29 maggio 2009

JOSE' SARAMAGO: BERLUSCONI E' UN DELINQUENTE. E LA EINAUDI NON PUBBLICA O CADERNO.

Saramago censurato dalla Einaudi, che non lo pubblica


TORINO – C’era una volta la Giulio Einaudi Editore, la più importante casa editrice della sinistra italiana, nelle cui prestigiose collane hanno pubblicato non soltanto i più grandi romanzieri italiani e stranieri, ma anche i più grandi storici, critici, poeti, saggisti.

C’era una volta perché, come noto, l’ironia (ma noi aggiungeremmo anche la perfidia) del destino ha voluto che questa gloriosa casa editrice, oberata dai debiti, fosse venduta al gruppo che fa capo all’attuale presidente del consiglio.

Ovviamente, l’Einaudi non può pubblicare una silloge di testi di uno dei più grandi scrittori contemporanei, il portoghese premio Nobel Josè Saramago, nei quali si accusano pesantemente gli italiani e Silvio Berlusconi, giudicato dallo scrittore un “delinquente” (“nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?”).I testi saranno per fortuna pubblicati da un'altra casa editrice torinese, l'altrettanto prestigiosa Bollati Boringhieri.

Nel comunicato con cui la casa editrice torinese ha confermato la mancata pubblicazione degli scritti si sottolinea che “L’Einaudi ha deciso di non pubblicare O caderno di Saramago per­ché fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un 'delinquente'. Si tratti di lui o di qualsiasi altro espo­nente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’ac­cusa che qualsiasi giudizio condannerebbe”

[ tratto da Dazebao.org ]

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sabato, 23 maggio 2009

I LAVORATORI MEDIASET IN SCIOPERO. CRISI ANCHE NELLA CASA DEL BISCIONE?

Mediaset in sciopero
bella notizia (oscurata)


Udite udite. E diffondete. Forse è l'unico modo per permettere a questa notizia di raggiungere più orecchie possibile: i lavoratori di Mediaset sono in sciopero. Difendono i loro salari e chiedono che vengano ripristinate le "normali relazioni sindacali". Ma oggi devono prima di tutto lottare contro il silenzio. La loro astensione dal lavoro, infatti, sembra non interessare a nessuno. Di loro non parlano neanche le agenzie di stampa. Paradossale ma vero: accade "qualcosa" - qualcosa di inedito, c'è da dire - nella più grande azienda di comunicazione italiana, e i protagonisti faticano a bucare lo schermo. Ma tant'è, a Berluscolandia.
I fatti: Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per oggi uno sciopero dei lavoratori della Videotime di Roma. La Videotime è la società licenziataria di Mediaset-Rti che lavora nei centri di produzione "Palatino" e "Elios". Qui vengono registrati programmi molto seguiti: dal Tg5 a Matrix a Forum. I lavoratori della Videotime si occupano anche del programma "Uomini e Donne" di Maria De Filippi, che però viene registrato a Cinecittà. Si tratta dei tecnici, della parte di produzione, dei parrucchieri, dei truccatori, dei sarti. Insomma, di tutto il personale che serve per mettere in piedi un programma. Ebbene, dall'anno scorso sono tempi di magra. Mediaset dice di essere in crisi (ricavi netti nell'anno 2008: +9%, utile netto: +14,3%) e per questo stringe la cinghia: niente più diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello, diminuzione dei premi di produzione, azzeramento della politica retributiva. Questo è quanto denunciano i sindacati: "Un esempio - spiega Roberto Crescentini, delegato fistel-Cisl della Rsu di Videotime - sabato registriamo Matrix. I lavoratori hanno chiesto di lavorare in straordinario. Ma l'azienda ha chiesto ai parrucchieri solo quattro ore di lavoro, e non sette. Alla domanda: perché? La risposta è stata: l'azienda è in crisi. Figurarsi - dice Crescentini - noi siamo i primi a non voler affossare l'azienda e a capire che è in corso una grave crisi economica e finanziaria. Ma Mediaset è in crisi?". La domanda è pertinente, visto che, racconta Crescentini: "Alla puntata di Forum in cui era ospite Barbara D'Urso, Mediaset ha pagato un parrucchiere 1.300 euro. Come anche viene pagato tutti i giorni un parrucchiere per la conduttrice Rita Dalla Chiesa, ad un prezzo che ci pare esorbitante, visto il momento: 700 euro". Insomma, dicono i lavoratori, se bisogna fare sacrifici che li facciano tutti.
Secondo il dato dei sindacati lo sciopero è andato benissimo: l'adesione ha sfiorato il tetto del 95%. Ultima chicca: il Comitato di redazione del Tg5 ha inviato un comunicato di solidarietà ai lavoratori di Videotime. Il comunicato, a quanto pare, doveva essere letto durante l'edizione odierna. Ma è stato stoppato. Ci sono notizie più importanti.    

[ tratto da ilManifesto.it ]
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sabato, 23 maggio 2009

IL REGISTA CINESE LOU YE PARLA DI CENSURA A CANNES

Festival di Cannes: Lou Ye racconta la censura cinese ai suoi film

Tre anni dopo il contestato 'Gioventù Cinese', che gli valse la messa al bando dalla censura del suo paese, il regista cinese Lou Ye porta in apertura del Festival di Cannes la sua nuova opera, 'Spring Fever', film di cui molto si è parlato per il tema scottante che racconta la storia di un folle amore omosessuale con implicazione di terza incomoda. Il giorno dopo, Lou Ye confessa le relazioni tra i due film: ''Nel 2006 raccontavo una gioventù combattiva e impegnata a combattere lo stato delle cose nella Cina di Tienammen. I protagonisti della mia nuova storia si sono invece riappropriati della propria individualità, appaiono più liberi e più liberati. Recuperano una tradizione di ricerca individuale che si era smarrita e che io ho voluto collegare al mondo degli anni '20' a cui il mio racconto si ispira una novella del grande scrittore Yu Dafu''. 'Spring Fever' è stato censurato in patria. ''E' noto che da tre anni e per altri due mi è vietato lavorare per il cinema o per la televisione in Cina. Questo film è stato interamente realizzato con capitali europei e senza un'approvazione formale del Chine Fil Bureau. Ciononostante durante tutta la lavorazione non ho subito nessuna interferenza nè da parte dei funzionari nè dalla polizia. Eppure se avessero voluto potevano confiscarmi il materiale girato in qualsiasi momento. Quello che mi colpisce non è tanto l'aspetto ideologico della censura, ma le sue conseguenze pratiche. Per cinque anni un regista non può' semplicemente fare il suo lavoro, e quindi pagare l'affitto e mantenere la famiglia. E' per questo che sfido la censura, chiedo ai funzionari di stato di avere semplicemente più fiducia nella maturità del pubblico senza paura di ciò che un film può dire''.




[ tratto da Irispress.it ]
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martedì, 19 maggio 2009

CONTINUA LA VICENDA DEL FILM "Oil, la forza devastante del petrolio, la dignità del popolo sardo"

Non finiscono i problemi per il film di M. Mazzotta, boicottato e censurato. Adesso la Saras ne chiede il sequestro. Per approfondire clicca qui.
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lunedì, 18 maggio 2009

I MASS MEDIA ITALIANI BOICOTTANO LA NOTIZIA DEI 29 lavoratori di all music licenziati e sotto ricatto

All music "ridimensiona": 29 lavoratori sotto ricatto


Il tutto era iniziato come una bella avventura e tanto entusiasmo. L'entusiamo, che aveva portato una rete commerciale come Rete A a diventare, nel giro di poco tempo la normale alternativa a Mtv attraverso l' “ escamotage” della musica “da vedere” e non solo da sentire, è venuto scemando negli ultimi anni, ad essere precisi da quando la proprietà editoriale è passata da Peruzzo al Gruppo editoriale L'Espresso. A lanciare la pesante accusa, sono, acqua alla gola, i 29 dipendenti di All muisc che già dal prossimo mese potrebbero rimanere senza lavoro a causa del “piano di ridimensionamento” deciso dall'azienda.
A ricostruire la vicenda ci si mette davvero poco, qualche mese giocato sulla vita e il destino di 29 famiglie, “tutte monoreddito” ci tiene a sottolineare Danilo Sandri, tecnico del suono a All music, o come amano definirlo i colleghi, “il casinista ufficiale” in tutta questa vicenda.  E' lui a tracciare per noi un quadro sintetico di questi ultimi mesi: “ Il 5 marzo vengono convocate in maniera informale le RSU dell'azienda e viene loro annunciato che a breve ci saranno i licenziamenti.”
La lettera arriva puntuale il 9 marzo, con decorso a 75 giorni ( totali) momento in cui il licenziamento diventa effettivo.
29 persone devono andare a casa, la crisi lo impone. Questa la motivazione addotta dai vertici aziendali e dallo stesso De Benedetti, che così risponde ai lavoratori che lo avevano interpellato:
“ In riscontro alle considerazioni che avete espresso nella lettera aperta del 16 marzo scorso, intendo innanzitutto manifestare il profondo rammarico provato dopo aver preso, d’accordo con l’Amministratore Delegato di Gruppo, la difficile e sofferta decisione di avviare il piano di ristrutturazione del personale in forza ad All Music. Purtroppo, nonostante l’impegno di tutti, i risultati molto negativi registrati in questi anni, aggravati dall’attuale profonda crisi della pubblicità, hanno reso inevitabile il ricorso ad interventi strutturali in ordine alla riorganizzazione della società.”
“Riorganizzazione” è una parola che viene usata sempre più spesso negli ultimi periodi imputando il tutto alla crisi e che manderà a casa migliaia di persone: solo Telecom ha annunciato nei mesi scorsi 9.000 esuberi entro il 2010...
29 non sono 9.000, e la risonanza, anche a livello mediatico è necessariamente commisurata, anzi per loro si è limitata a qualche breve e sporadico articolo su carta stampata o sul web, a un servizio sulla rete Rai regionale.
Tuttavia non si arrendono. Appurata la notizia fanno immediato riferimento alle organizzazioni sindacali, che solo il 4 maggio incontrano in maniera ufficiale i vertici aziendali riuscendo a concordare quanto meno il ricorso agli ammortizzatori sociali, argomento escluso in prima istanza. Esiste infatti per loro la possibilità di accedere agli ammortizzatori da fondo regionale.
In mancanza esplicita da parte del gruppo di procedere ad un ricollocamento dei licenziati la cassa-integrazione sembra essere l'unica alternativa. Ma è solo apparenza: “ Appena qualche giorno fa- dice Danilo- in seguito ad un incontro tra l'azienda e la regione, veniamo a sapere che non se ne fa nulla. Il Gruppo richiederà la cassa integrazione solo se accetteremo di firmare le dimissioni. Una minaccia in piena regola!”
I dati parlano chiaro, All Music ha subito negli ultimi anni perdite ingenti: secondo dati pubblicati alla fine dello scorso anno sulla novestrale 2008 (gennaio-settembre), si evidenzia un calo di fatturato del 12,4% sul 2007, a 14,4 milioni di euro, con una raccolta pubblicitaria in discesa del 6,4%. Cifre che contraddicono il plauso tributato dall'azienda alla gestione di Elisa Ambanelli, che qualche mese fa decide di dimettersi ritornando alla Endemol. Tra le motivazioni della Ambanelli c'era già però in calce la richiesta di procedere con i licenziamenti, richiesta che, a detta della stessa, avrebbe portato alla rottura del contratto per disaccordo.
Diverso il parere di Danilo e dei lavoratori di All music: “ Nonostante il buco di bilancio fosse già abbastanza elevato, la Ambanelli ha cominciato a spendere migliaia di euro per programmi che andavano in fasce orarie assurde e che per di più non facevano raccolta pubblicitaria...”
Il tutto si dipana ancora una volta all'insegna delle esternalizzazioni e della precarizzazione.
Il gruppo editoriale non sembra, infatti, particolarmente preoccupato per il rosso di bilancio, stando alle ultime dichiarazioni, i progetti per All music vanno verso il digitale terrestre.
Anche All music si avvia a diventare multiplex digitale capace di ospitare 5-6 canali da affiancare all'altro multiplex già in possesso del gruppo, così da arrivare a 10-12 canali.
Da usare come? La risposta viene fornita direttamente dall'azienda: “ Avremo 10-12 diverse fonti di ricavi – sottolinea il Gruppo –, o producendo direttamente i nuovi canali, oppure vendendoli o affittandoli a editori terzi.”
All music ha in proprietà sia gli studi che la strumentazione tecnica: l'idea di affittarlo a terzi potrebbe essere sicuramente proficua.
Le parole di Danilo aggiungono poi un altro tassello a questo piccolo puzzle, fatto di storie ormai diventate troppo comuni: “ Quando il Gruppo L'espresso ha acquistato Rete A noi avevamo il contratto direttamente con la frequenza, subito dopo siamo diventati dipendenti di All music...”
Ora licenziati.
“ Non abbiamo ricevuto alcun tipo di spiegazione, nessuna risposta, né a livello umano né aziendale, tanta solidarietà da parte dei politici, ma nessun intervento... lo stesso da parte dei musicisti, che con noi e da noi hanno sempre lavorato. Attestati di solidarietà, ma solo a parole come se avessero paura di esporsi.”
Si sentono soli, ma combattivi. In questi mesi hanno tirato su un gruppo di lavoro e di protesta, allestito e reso attivo un sito internet,  www.fallmusic.tk, inviato lettere a giornali e politici, fatto azioni dimostrative, scioperato. “ A fine mese avremo tutti uno stipendio di 200 euro, perchè gli scioperi ovviamente non ci vengono pagati, e da giugno invece saremo senza lavoro e senza sussidi!”
Dei 37 contratti a tempo indeterminato ( oltre ai tanti collaboratori, atipici, precari) quei 29 rappresentano  per la maggior parte “lo zoccolo duro”, quelli che in All music c'erano quando fu deciso il nome da dare al canale, molti stanno lì da 15-20 anni, hano un'età media di 40-45, ormai esclusi da un possibile reinserimento nel mondo del lavoro ( che si sa, ha standard molto rigidi), uno stipendio mensile di 1.200 euro, un mutuo, e una famiglia da mantenere.
“ Tutti quanti ci chiamavano la famigliola, c'era un clima sereno e allegro.. adesso, c'è solo tanta rabbia e amarezza, soprattutto quando pensiamo che a licenziarci è quello stesso De Benedetti, progressista, imprenditore dal volto umano che va in giro a ribadire la priorità da dare alle risorse umane, in quanto persone, che sventola bandiere contro la precarietà e i licenziamenti...”
Il 27 maggio si dovrebbe tenere un nuovo incontro tra l'azienda e i sindacati, ma loro agiranno prima. In che modo, non è dato saperlo.
“ Al momento è top secret, conclude Danilo, ma sarà qualcosa di eclatante.”

[ Bruna Iacopino - Articolo21.info ]
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categoria: lavoratori, licenziamenti, lespresso, all music


domenica, 17 maggio 2009

NON E' PIU' POSSIBILE CENSURARE LE VIOLENZE AMERICANE DI ABU GHRAIB: LA RETE DIFFONDE A MACCHIA D'OLIO

Le foto diffuse dai media australiani, cioè in un Paese che partecipò alla guerra
Nasconderle non è più possibile, quando ogni cellulare è un testimone

Internet batte la censura di Obama
In tv e nel web le torture Usa

WASHINGTON - Il presidente Obama ci aveva provato, e vediamo il perché. Ora che qualche foto dell'album degli orrori americani consumati nella fogna di Abu Ghraib è, come era inevitabile, dilagata via Internet, l'oscenità di quelle immagini spiega la sua ansia. Perché esse sono più di una battaglia perduta, come si disse delle "Mie Prigioni" di Silvio Pellico. Sono la promessa di future guerre ancora da perdere.
Si sapeva da anni, da quando esplose il bubbone purulento delle "tecniche speciali di interrogatorio" inciso da un rapporto degli stessi militari americani nel 2004, dal Taguba Report, che l'album degli orrori conteneva molti più scatti di quei pochi diffusi e che essi circolavano. Nei corridoi del Senato americano e nei cassetti dei giornali, dormivano un sonno inquieto i Dvd e i video clip con fotogrammi già visti da molti e sequenze di tormenti, sevizie, trattamenti non soltanto ripugnanti, ma resi scandalosi dal sadico divertimento degli aguzzini, che parlamentari e qualche reporter avevano visto con raccapriccio.

Il piccolo campionario proibito ora rivelato al mondo per primi dai media australiani - dunque di una nazione che partecipò con entusiasmo ufficiale alla posticcia "coalizione volontaria" - non è neppure il peggio di quello che Obama ha cercato di tenere nascosto per una ovvia ragione: perché esso non aggiunge nulla agli occhi di coloro che da tempo, e senza bisogno di prigionieri rosolati nello sterco, pestati con i calci dei fucili, collegati a elettrodi o sodomizzati con manici di scopa, hanno concluso, che cioè l'avventura irachena è stata un viaggio prevedibile e inevitabile nel cuore di tenebra di ogni guerra anomala come questa. E non piegheranno la ringhiosa, demente difesa di coloro che non soltanto sapevano, ma che avevano autorizzato e voluto, come il vice, e burattinaio, di Bush, Dick Cheney, che oggi, improvvisamente risanato dalla sua cardiopatia, corre da uno studio televisivo all'altro per difendere l'indifendibile, sé stesso.

Purtroppo, queste foto non aggiungono niente, non sono neppure inedite, se non per il pubblico del mondo. Sono ferite inferte a un corpo già morto, quella della grande menzogna bushista. L'America che aveva preservato un'anima, anche nei mesi del panico seguiti all'atrocità delle Due Torri, non ha bisogno di altri dettagli grandguignoleschi per sapere che non sono le icone del "Bene contro il Male", ma sono le immagini del Male, dell'allucinazione superba che trasporta i presunti angeli nel girone dei demoni che si propone di combattere. L'America accecata dalla ideologia e dall'arroganza, come i suoi nemici allucinati dall'odio e dal fanatismo, vi troverà soltanto la conferma della reciproca demenza e dunque pretesti per eccitare il proprio odio e progettare nuove vendette e rivincite. Questo era il senso del divieto voluto da Obama, forse ingenuamente, forse opportunisticamente, nella speranza che, senza fotografie, la pressione per mandare sotto processo i responsabili si attenuasse e le ferite lentamente rimarginassero.

Ma il nostro non è mondo per "segreti di Stato", quando ogni telefono cellulare è un testimone e ogni computer con un modem porta dentro di sé miliardi di computer. Non si può neppure fare a meno di guardarli, queste piaghe, queste chiazze di sangue e di escrementi, questi volti tumefatti, queste espressioni compiaciute e cretine dei demoni della "Villa Triste" irachena. E di quelli morti sotto tortura, magari spediti con i cargo segreti della Cia a carcerieri ancora più feroci, non sappiamo ancora nulla, altro che ce ne sono stati. Né può essere un giornale, un sito, un blog a fermare la circolazione delle foto, più di quanto uno scoglio possa fermare l'oceano.

Ora queste cartoline dall'abisso stanno facendo il giro del mondo, diventando ghiotti best seller nelle moschee dei folli, nelle strade dei "martiri". Si bruciano negli occhi, nei Dvd e nei dischi di milioni di arabi e di fedeli musulmani dall'Indonesia all'Algeria ai quartieri di Londra o di Parigi e il fallimento della censura tentata dalla Casa Bianca apre la domanda che migliaia di soldati, di famiglie, e di civili, si devono porre: quale appello alla pietà, già così scarsa fra i tagliagola del terrore, potrà essere fatto, in nome di quale superiorità etica e umana dell'Occidente, che non appaia insolente e ipocrita? Obama avrebbe voluto chiudere il tombino sulla fogna, ma non ce l'ha fatta. La bonifica dell'immagine americana nel mondo torturata da Bush e Cheney, se ancora possibile, sarà lunga e dolorosa.

[Vittorio Zucconi - Repubblica.it]

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Le altre foto del Taguba Report contengono immagini di umiliazioni, violenza e nudità, e non sono adatte ad un pubblico minorenne o particolarmente sensibile a scene crude. Solo se consenzienti cliccate qui per visualizzarle.
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categoria: politica, usa , web , internet, guerra, diritti umani, carcere, violenza, censura, tortura, esercito, abu ghraib, barak obama


venerdì, 15 maggio 2009

LA TV SPAGNOLA CENSURA I FISCHI AL RE DURANTE LA PARTITA

Finale coppa del Re, censurati fischi all'inno

Barcellona e Atletico Bilbao, Catalogna da una parte, Paesi Baschi dall'altra. Anime indipendentiste che si affrontano per la finale di coppa del Re, con Juan Carlos in tribuna e l'inno da ascoltare prima dell'inizio della partita. Con premesse del genere, i rischi che qualcosa andasse storto erano piuttosto alti, ma se i "buu" e i fischi alla "Marcha Real" erano stati annunciati da giorni dalla stampa iberica, del tutto inaspettato è stato il ciclone che ha coinvolto l'emittente Tve.

La tv spagnola è salita sul banco degli imputati per aver censurato l'inno, e i conseguenti fischi da parte di entrambe le tifoserie. Poco prima dell'inizio di Barcellona-Atletico, l'emittente ha infatti "lasciato" il Mestalla di Valencia per collegarsi con Bilbao e Barcellona per raccontare le emozioni di entrambe le tifoserie. L'inno è stato trasmesso in differita, tra il primo e il secondo tempo, e con il frastuono dei fischi coperto.

Tve si è successivamente scusata con i telespettatori, dopo averlo fatto nel corso della diretta, attraverso un comunicato stampa: "Per un errore umano l’inno nazionale prima della partita del Mestalla fra Athletic e Barcellona non è stato trasmesso in diretta", recita la nota dell’emittente spagnola "Si è tentato di riparare all’errore riproducendo integralmente l’inno durante l’intervallo. La direzione della TVE si scusa per l’inconveniente". La versione, però, non ha convinto nessuno, le polemiche sono infuriate, costringendo il presidente della tv, Javier Pons a convocare una conferenza stampa. Intanto la vicenda è costata cara al responsabile della redazione sportiva, Julian Reyes, che è stato licenziato.

[ tratto da Calcio.exite.it ]

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categoria: sport, calcio, spagna, censura, tv , re


domenica, 10 maggio 2009

TROPPO VIOLENTO LO SPOT CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE. CENSURATO IN TV

Pubblicità/ Censurato lo spot antiviolenze con Keira Knightley: "Troppo violento". Il video

Lo spot contro la violenza sulle donne? Troppo violento. Così Clearcast, l'ente britannico di controllo sulla pubblicità ha bloccato la trasmissione in tv di "The Cut", il filmato di Women's Aid interpretato da Keira Knightley.

Secondo l'associazione, si tratta di un racconto realistico delle violenze domestiche subite dalle donne, ed effettivamente lo spot è decisamente forte. In ogni caso il video è stato visto da milioni di persone su internet e nei cinema. Eccolo.


[tratto da Affaritaliani.it]
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categoria: donne, spot, violenza, censura, keira knightley, tv


sabato, 09 maggio 2009

L'ERA GLACIALE: CENSURATA DALLA RAI L'INTERVISTA A VAURO E A BEATRICE BORROMEO

Rai/ Marano censura Vauro e la Borromeo all'Era glaciale

Lui ora passerà per essere l'uomo più censurato d'Italia, lei potrà fregiarsi di questo stop come di una medaglia al valore. Sono Vauro e Beatrice Borromeo bloccati dal direttore di RaiDue Antonio Marano che ha detto no alla messa in onda delle loro interviste a Daria Bignardi per il programma L'Era Glaciale.

Venerdì sera non è andata in onda, infatti, la parte di trasmissione in cui sono stati ospiti il vignettista e la ex beniamina di Santoro, in studio per presentare il libro scritto insieme a Marco Travaglio 'Italia Annozero'.

Lo ha comunicato, al termine della registrazione, il direttore di Raidue. "Nonostante i ripetuti tentativi da parte della conduttrice Daria Bignardi di riportare il discorso sul libro, gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un periodo di par condicio in assenza di contraddittorio", ha detto Marano all'Ansa. "Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri di Annozero", ha aggiunto Marano, precisando che l'intervista alla coppia Borromeo-Vauro andrà in onda dopo le elezioni "in maniera integrale, senza tagli".

Nel corso del programma Vauro ha avuto pesanti apprezzamenti sulla condotta di Silvio Berlusconi, mentre la Borromeo ha bollato l'atteggiamento del premier come fonte di imbarazzo per l'Italia nei confronti degli altri Paesi.

[ tratto da Affaritaliani.it ]

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categoria: politica, censura, vauro, rai , tv , daria bignardi, era glaciale, beatrice borromeo, antonio marano


martedì, 28 aprile 2009

"IL SOL DELL'AVVENIRE", IL FILM SULLE BR CENSURATO DAL MINISTRO BONDI

Storia di un bel film-documentario censurato dalla stupidità del potere

Come si può ricostruire un pezzo della nostra storia recente senza lasciar parlare i protagonisti? Non si può, ed infatti fino ad ora, ma non solo per questa ragione, non ci siamo riusciti. E, a giudicare dalla sorte toccata a Il sol dell’avvenire, il bel film-documento ideato, scritto e realizzato  da Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone, la strada è ancora lunga.

Presentato come evento speciale al Festival del cinema di Locarno nell’agosto 2008, il documento, prodotto dalla Blue Film, è stato letteralmente fatto fuori dalla distribuzione nelle sale cinematografiche dopo un editto del ministro della Cultura Sandro Bondi: secondo lui, il film "offende la memoria delle vittime del terrorismo". Bondi è andato giù duro con una campagna di censura preventiva - "fuori posto, fuori luogo e perfino pericolosa", come disse subito Beppe Giulietti di Articolo 21 - il cui primo risultato sono stati i lunghi e continui applausi del pubblico che ha assistito alla prima proiezione del film a Locarno. Poi l’ostracismo ha alzato il muro, ed infatti la distribuzione nelle sale è sfumata via, nonostante fosse tutto previsto e concordato. Il CdA dell’Istituto Luce, nel quale c’è anche un amico del ministro Bondi, Pasquale Squitieri molla la diffusione del film ritenuto troppo "filo brigatista".

Tuttavia, come sempre avviene, la censura ha incrociato anche i suoi anticorpi, quelli sparsi nella società, tanto che oggi è possibile comperare il Dvd insieme al libro che spiega la genesi di questa esperienza grazie ad una casa editrice libera che si è affermata in poco tempo nella pubblicazione di inchieste, Chiarelettere.

L’idea del film  - nato dal libro Che cosa sono le Br, firmato da Fasanella e l'ex brigatista Alberto Franceschini (Bur Rizzoli) – è semplice ed estremamente efficace e diretta: mettere insieme attorno ad un tavolo imbandito di una storica trattoria di Costaferrata (dove l’ostessa è la stessa di sempre) alcuni compagni della rossissima Reggio Emilia del 1969, Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, che di lì a poco sarebbero diventati brigatisti, e Paolo Rozzi e Annibale Viappiani, che non aderirono alle Brigate Rosse e che oggi sono impegnati il primo nel Partito Democratico, il secondo nel sindacato - e lasciare ai loro ricordi e ai loro punti di vista, quelli di allora e quelli di oggi, la ricostruzione di come e perché è nato il terrorismo rosso.
Nessuna nostalgia, né auto celebrazione o trasfigurazione di un passato: né gli autori, né i protagonisti, a giudicare dalla loro autenticità, avrebbero perso tempo in una operazione ridicola ed inutile.
Quel gruppo di ragazzi nel 1969 abbandonò la Federazione giovanile comunista – raccontano - per dar vita, insieme ad altri coetanei di provenienza anarchica, socialista, cattolica, all’esperienza dell’Appartamento, una comune sessantottina che guardava al futuro pensando di poter realizzare la rivoluzione, riscattando il tradimento degli ideali partigiani e antifascisti dei loro padri e nonni durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Sappiamo bene che non erano soli: quell’aspirazione segnò generazioni che la elaborarono in modi diversissimi. Ed infatti, da quella esperienza dell’Appartamento, di lì a due anni, usciranno alcuni dei primi protagonisti delle Brigate Rosse: Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, Prospero Gallinari, Renato Azzolini.
Accanto al racconto dei cinque, ci sono anche due testimoni molto particolari che in vario modo e a vario titolo parteciparono alla esperienza dell’Appartamento: Corrado Corghi, ex dirigente della Democrazia Cristiana ed esponente del cattolicesimo del dissenso, e Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli comunisti trucidati dai nazifascisti nel ’43 – a dimostrazione della varietà di culture e radici che si incontrarono in quel luogo.
Il prodotto della narrazione è un documento equilibrato, che lascia trasparire il dolore accanto all’ironia, ricco di spunti di riflessione, soprattutto sul  rapporto tra il Pci e le aree delle contestazione. Alberto Franceschini ricorda che furono espulsi dal partito perché parteciparono alla manifestazione contro le basi Nato: il Pci del dopo guerra non rappresentava ‘una alternativa di sistema’ e l’esperienza dell’Appartamento raccolse le spinte antagoniste molto forti allora nella società. E non fu solo un fatto locale: proprio la stessa cosa avvenne in tantissimi altri ideali ‘appartamenti’ sparsi in tutto il paese all’interno dei quali, dal ’68 in poi, si consumò la frattura tra il Pci e una parte della società che guardò altrove, certamente non solo alla clandestinità armata.
Il sol dell’avvenire non è un film-inchiesta, non racconta cosa fecero le Br – ma non dimentica, nella conclusione, di ricordane le vittime.
Gli autori non hanno questa pretesa perché la loro scelta ha una natura diversa, quella di ricostruire l’origine dell’esperienza emiliana delle Br che segna la fase ‘insurrezionale’ dell’organizzazione, assai diversa, per soggetti e modalità da quella ‘cospirativa’ che caratterizzerà poi il percorso successivo del terrorismo brigatista.
Contestualizzare quell’esperienza è un passo irrinunciabile per chi ha interesse a capirla e in tutto questo non c’è nulla di indicibile, se non ciò che vuole essere censurato perché ingombrante. Al di là delle critiche più strumentali e di bassa cucina, questo tentativo di rimozione è sorprendente e dannosissimo: perché nel calderone dell’indicibile c’è finito tutto, dalle stragi di stato, alle connivenze tra servizi segreti ed eversione nera.
Il sol dell’avvenire è in definitiva un tentativo, ben riuscito, di usare la cinepresa per rivedere in presa diretta pezzi della nostra storia, è un contributo alla sua comprensione ben maggiore di quello che può dare una pellicola, ad esempio, come Buongiono Notte! dove alla realtà si sostituisce la sola e pura, arbitraria finzione.
E in tutto questo non c’è nulla che possa offendere la memoria delle vittime: Sabina Rossa, figlia del sindacalista ucciso dalle Br nel 1979, ha avuto parole di solidarietà e stima per Fasanella e Pannone, e, soprattutto, si dice convinta "che non si possa chiedere agli ex terroristi il silenzio come pena accessoria. Il punto semmai e' capire quale contributo di verità storica possa portare il loro intervento".

[ tratto da Articolo21.info ]

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